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TRIESTE

La sinistra contro
la statua del Vate

 

In molti Paesi esteri si usa omaggiare personaggi illustri raffigurandoli in statue a grandezza inserite nel contesto urbano. Spesso si tratta di scrittori che sono in genere raffigurati seduti su di una panchina di un parco o di un viale pedonale, mentre leggono o sorridono ai passanti. In Italia questa simpatica abitudine non c’è e per ricordare un personaggio famoso si ricorre di solito a monumenti commemorativi «non figurativi», in genere decisamente brutti e soprattutto «incomprensibili» alla gente comune.

Ora il Comune di Trieste vorrebbe collocare una statua di Gabriele D’Annunzio nella centrale piazza della Borsa. L’iniziativa fa parte delle commemorazioni per i cento anni dall’impresa di Fiume. La città che, dopo la Prima Guerra mondiale, non era stata annessa all’Italia e fu occupata nel 1919 dal Vate e dai suoi legionari.

D’Annunzio creò uno stato indipendente con una costituzione, la Carta del Carnaro, molto avanzata per l’epoca. Nel 1920 venne stipulato il trattato di Rapallo che rendeva Fiume città libera, ma D’Annunzio non accettò l’accordo e il governo di Giolitti ordinò che lui e il suo contingente venissero sgomberati con la forza. Successivamente fino al 1945 la città fece parte del Regno d’Italia prima di essere annessa alla Jugoslavia e, dopo la sua dissoluzione, alla Croazia. La Reggenza del Carnaro, come è conosciuto il periodo del governo del Poeta-Vate sarà oggetto di un convegno internazionale di studi dal titolo «Il Lungo Novecento: La questione adriatica e Fiume tra le due Conferenze di pace di Parigi 1919-1947» che si svolgerà a Gorizia il 27 e 28 giugno.

La decisione di collocare in piazza la statua di D’Annunzio non è però piaciuta alla sinistra faziosa e intollerante che, Pd in testa, ha lanciato in città una raccolta di firma contro la statua.

Il commento più puntuale e tempestivo sulla vicenda è arrivato dal sindaco di Pescara, città natale del poeta. «La raccolta di firme contro una statua dedicata a Gabriele d’Annunzio a Trieste – ha dichiarato Carlo Masci – riporta alla mente i processi per stregoneria nel Medioevo: ambedue persecutori e senza logica, ambedue frutto di ideologie confutate e condannate dalla Storia. Faccio fatica a comprendere un atteggiamento che non solo è preconcettualmente ideologico, ma anche antistorico. È assurdo che a distanza di decenni si continui pervicacemente a insistere su luoghi comuni dimostrati come infondati per un ostracismo che non ha ragion d’essere».

«D’Annunzio – continua Masci – è un patrimonio indiscutibile e insostituibile della nostra cultura ed è inconcepibile che vi sia chi sprechi tempo ed energie per impedire con furia iconoclasta il posizionamento di una statua che ricordi l’intellettuale, l’uomo d’azione e la sua esperienza di lettere e di vita. Cento anni dopo l’impresa di Fiume, che fu figlia dei tempi e del quadro politico internazionale, in un’Europa senza frontiere lì dove le frontiere hanno significato molto, è inspiegabile che ci sia ancora chi si oppone alla storia e alla verità con la propaganda e i pregiudizi».

Non sappiamo se il Comune di Trieste si farà condizionare dalla fanatica ottusità della sinistra e rinuncerà o meno alla statua. In ogni caso il Comune di Pescara ha già annunciato la sua disponibilità a collocare la statua del Vate nella sua città natale.

Vincenzo Fratta

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