SICUREZZA

Introdotta anche in Italia
la pistola elettrica

 

La pistola elettrica, il Taser, entra ufficialmente a far parte dell’arsenale a disposizione delle forze dell’ordine italiane: Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza. Dopo un iter partito nel 2014, il 4 luglio è stato firmato il decreto che dà il via alla sperimentazione dell’arma. Il suo utilizzo sarà sperimentale 11 città: Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Catania, Padova, Caserta, Reggio Emilia e Brindisi.

Soddisfatto il ministro dell’Interno Matteo Salvini secondo il quale il Taser deve essere considerato un’arma di dissuasione non letale il cui utilizzo costituirà «un importante deterrente soprattutto per l’incolumità degli agenti che pattugliano le strade e possono trovarsi in situazioni borderline».

Le linee guida emesse dal Dipartimento della Pubblica sicurezza definiscono il Taser «un’arma propria», che fa uso di impulsi elettrici per inibire i movimenti del soggetto colpito. La distanza consigliabile per un tiro efficace è dai 3 ai 7 metri. Prima del suo utilizzo il Taser «va mostrato senza esser impugnato per far desistere il soggetto dalla condotta in atto». Se il tentativo fallisce si spara il colpo, ma occorre «considerare per quanto possibile il contesto dell’intervento ed i rischi associati con la caduta della persona dopo che la stessa è stata attinta». Bisogna inoltre tenere conto della «visibile condizione di vulnerabilità» del soggetto – come ad esempio una donna incinta – e fare attenzione all’ambiente circostante per il rischio di incendi, esplosioni, scosse elettriche.

Il Taser è in dotazione alle forze di polizia di circa 107 Paesi, tra cui Canada, Brasile, Australia, Nuova Zelanda, Kenya, Stati Uniti e in Europa in Finlandia, Svizzera, Francia, Germania, Repubblica Ceca, Grecia e Regno Unito.

Il nome dell’arma deriva nasce come acronimo di Thomas A. Swift’s Electric Rifle: dove per Thomas Swift’s si intende il personaggio di un fumetto. Ma è soprattutto il nome dell’azienda più famosa al mondo che produce pistole che usano l’elettroshock, l’americana Taser International, da cui è stato preso il nome comune per indicare il Taser. Inventato alla fine degli anni Sessanta, solo a partire dagli anni Novanta sono stati progettati i modelli che permettono l’immobilizzazione totale di una persona.

Una volta azionato, il Taser lancia due piccole sonde legate da fili elettrici al dispositivo che, a contatto con il soggetto, trasferiscono una scarica ad alta tensione in brevi impulsi della durata di 5 secondi. La scarica elettrica provoca una contrazione muscolare e un sovraccarico del sistema nervoso e la persona colpita cade a terra.

Per la legislazione italiana il Taser è un’arma propria, e non da fuoco: può essere venduta a persone con porto d’armi, ma non può essere prodotta in Italia, per importarla serve un’apposita licenza, e non può essere portata in giro per nessun motivo. Da oltre 10 anni l’Onu classifica la pistola elettrica come strumento di tortura, secondo Amnesty International è responsabile di oltre 800 morti dal 2001 negli Stati Uniti: l’elettroshock può avere infatti conseguenze letali in persone cardiopatiche o con problemi di salute. E per non legare più il proprio nome a questa lunga scia di morti, che Taser International ha recentemente cambiato il proprio nome in Axon.

Pino Lancia

1 commento

  1. camelia elena in 28 Aprile 2019 il 19:27

    se qualcuno attenta alla tua vita una cavolo di scarica forse gli mette in cervello a posto . se lo lascia secco se l’ha cercata

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