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In morte del cane Baldo,
un angelo caduto in volo

Il cane Baldo ucciso a fucilate dal suo padrone a Sovicille

 

In uno degli ultimi giorni di maggio, a Sovicille, nell’entroterra senese, un Pastore dei Pirenei è stato legato ad un albero e fatto oggetto di due fucilate da quello che doveva essere il suo custode. L’uomo di 67 anni del posto è stato in rintracciato dai carabinieri che gli hanno sequestrato quattro fucili, tra cui l’arma del delitto.

Due esemplari di Pastore dei PireneiCosa questa creatura abbia fatto di tanto atroce da meritare una simile esecuzione è presto detto: egli tendeva a scappare e ad abbaiare infastidendo i vicini.

Visto il livello di attaccamento del suo umano, viene da pensare che il cane abbaiasse e tentasse di fuggire perché relegato in un giardino e vista anche la sua taglia importante non venissero rispettati i suoi bisogni di uscire, fare movimento ed esplorare il territorio.

Questo cane ha cercato di darsi ciò che molto probabilmente il suo umano non era in grado di dargli: amore e rispetto per i suoi reali bisogni. Per questa immane colpa egli è stato condannato a morte tramite fucilazione.

Una fucilazione che è avvenuta in un luogo appartato, con il cane legato in modo da impedirgli ogni possibilità di fuggire e salvarsi, utilizzando dei pallini da uccelli che si sono sparpagliati in ogni dove nel suo povero corpo.

Il cane, soccorso da dei ragazzi che sono voluti restare anonimi, è stato portato in clinica veterinaria e chiamato Baldo. Questo è il nome con cui oggi tutti lo conosciamo e che è diventato un simbolo della cieca e insensata violenza che alcuni umani riversano sui più deboli e indifesi.

I pallini conficcati ovunque

Baldo è stato curato ma le sue condizioni sono apparse subito critiche: non si muoveva, i pallini si erano conficcati ovunque e il rischio setticemia era altissimo.

Nonostante ciò cercava di resistere. A volte mangiava e reagiva con affetto quando i suoi salvatori lo andavano a trovare. Riusciva ancora ad amare i rappresentanti della stessa specie di colui che lo aveva tradito e ridotto in fin di vita. La sua capacità di amare non era stata scalfita.

Poi tutto è finito: il cuore di Baldo non ha retto alla sofferenza, alla paura e allo stress e si è fermato. L’angelo caduto adesso è volato sul Ponte Arcobaleno, di cui narra una leggenda: quando tutti i nostri amici a quattro zampe (e non) ci salutano esalando l’ultimo respiro, attraversano il Ponte-Arcobaleno.

Dall’altra parte trovano prati e colline in cui possono correre, giocare e godersi la loro natura di angeli, senza più ferite, dolori e malattie.

Punire severamente il colpevole

Alcuni di loro tuttavia sentono la mancanza dell’amico umano e lo aspettano fissando l’altra parte. Quando l’amico arriva loro gli corrono incontro alla metà del ponte e lo accolgono con grandi feste e leccate.

A noi che siamo qui, rimasti dalla parte carnale del Ponte Arcobaleno, non resta che chiedere giustizia, tutta la giustizia di cui si è attualmente capaci: il massimo della pena detentiva, il massimo della pena pecuniaria, un inasprimento della legislazione in materia di violenza verso gli animali.

Non troveremo pace se Baldo non diventerà, insieme ad Angelo, il cane ucciso in Calabria, a Pilù, la canina seviziata e uccisa a Pescia (Pt) e tutti gli altri che hanno trovato morte violenta per mano dell’uomo, un simbolo della lotta per il diritto alla vita dei più deboli, siano umani o siano non umani.

#iosonobaldo

 

UN PRECEDENTE ROMANO

Ritiene il cane «ingestibile» e lo impicca ad un albero del 25 giugno 2020

 

 

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