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GUBBIO

Cacciatori come Rambo,
irrispettosi delle distanze

Gubbio. Cacciatori come Rambo, irrispettosi delle distanze

 

Un sabato pomeriggio nell’entroterra di Gubbio. Per qualcuno una bella giornata per qualcuno un incubo… Iniziamo dai meno fortunati, anzi dall’attore principale di un dramma moderno: un leprotto.

Gubbio. Cacciatori tecnologici e super-armati ma irrispettosi delle distanzeIl luogo un campo di granoturco, la città non è difficile da indovinare. Il leprotto scorrazza felice in un sabato pomeriggio, ma il poverino non sa che è iniziata la stagione venatoria e che presto si imbatterà in due giovani e scaltri cacciatori.

Il campo di granoturco lambisce gli argini di un torrente del demanio e dall’altro lato c’è un canile pubblico.

Non c’è che dire un bel palcoscenico per un dramma che potrebbe avere davvero un triste epilogo. I giovani sono vestiti e armati di tutto punto, quasi una scena da film di guerra: radioline, gps, fucili e cani eccitati e scodinzolanti.

Il leprotto terrorizzato, si infila tra le piante di granoturco, sperando di far perdere le tracce. I cani guadano il fiume, tanto per irritare un po’ le povere bestiole rinchiuse nei box del canile.

Sulla scena non può mancare la volontaria che già qualche minuto prima fotografava un altro cacciatore; stavolta, anziano, che costeggia la recinzione, così per diletto, incurante delle urla e i guaiti dei cani che avvertono una presenza sconosciuta e affatto gradita.

La volontaria si trova addirittura un cane «estraneo» e da caccia tra le mani, al collo ha un enorme gps, perché non sia mai che scappi e ormai la tecnologia è d’obbligo anche per una pratica tanto desueta, quanto odiata.

Dal campo vicinissime, proprio qualche metro, si sentono le trasmissioni radio tra i cacciatori, che forse pensano di giocare alla guerra. E sono proprio loro i fortunati, quelli che si godono una bella giornata di caccia.

Due scatti, due foto con il cellulare e i «valorosi» se la danno a gambe, un attimo prima che la volontaria chiamasse le forze dell’ordine.

Questo succede, in un sabato pomeriggio, in una campagna appena alla periferia della città. Questo succede perché la vita non vale nulla e uccidere diventa un gioco.

Un gioco perverso, ma legale, fino a quando qualcuno non si renderà conto che non c’è da scherzare con il naturale equilibrio delle cose, che tutto ha un verso, che tutto ha una logica, che non è quella dell’uomo che per passare qualche ora diversa, semina terrore tra gli animali e fastidio tra la gente.

Quella gente che avrebbe il diritto di non sentire gracchianti radioline e squarcianti spari in un sabato pomeriggio e che non dovrebbe preoccuparsi di proteggere se stessa e i cani rinchiusi in dei box perché abbandonati o persi senza essere microcippati, molti dei quali, sicuramente, appartenuti proprio a cacciatori.

Ernesta Cambiotti

 

 

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