L’ITALIA CHE CAMBIA

Fra denatalità
e invecchiamento

 

Oramai, quasi ogni giorno, assistiamo a violenze, vessazioni ed emarginazioni verso gli anziani, i malati, i diversamente abili, che nella società moderna paiono apparire come un peso, una mera spesa complicata da sostenere e difficilmente gestibile secondo la dominante logica del solo profitto ad ogni costo.

La fotografia demografica del nostro Paese ci conferma che la maggior parte delle famiglie è composta da tre componenti, quindi con un solo figlio, con la conseguenza di una netta decrescita che mette a rischio il futuro della società e rende urgente una adeguata politica per la famiglia.

Quindi, il Paese invecchia progressivamente e inarrestabilmente da tempo; si fanno sempre meno figli, quasi rappresentassero un ostacolo ad una vita che si vuole per forza agiata ma, poi, nella realtà, vuota di contenuti veri.

Sino a quasi la metà del secolo scorso, e così è stato per centinaia di anni, c’era sicuramente un tessuto sociale più povero ma anche con meno bisogni, e la gente riusciva a sacrificarsi di più per la famiglia (numerosa), per il lavoro più manuale di oggi, finanche per la propria Patria.

Eppure, in tale contesto, le famiglie quasi sempre erano felici, oggi quasi sempre infelici, e nei sui membri difficilmente c’era posto per la depressione, per l’invidia e per i soprusi al fine di interessi materiali.

In quell’epoca i figli erano religiosamente considerati una benedizione, non un costo da sopportare. Più di adesso si provava rispetto per la vita e per la morte, con quest’ultima considerata come un traguardo da conquistare in quanto unica certezza della stessa vita.

Il valore aggiunto degli anziani era immenso, sia che fossero nonni o genitori erano dignitosamente rispettati perché in grado di trasmettere preziose esperienze acquisite nel corso degli anni. Infatti, quasi sempre il figlio faceva il lavoro del padre che, a sua volta, aveva fatto quello del nonno.

Ora è tutto stravolto, con il prepotente affermarsi dal 1945 in poi del capitalismo e del consumismo più sfrenato. Sono pochi coloro ad aver veramente compreso i rischi che queste due forme, diciamo economiche, provocano nello stile di vita, rappresentando dei mezzi spietati per i rapporti umani, al punto che, quando non sei più utile a produrre o a consumare secondo gli interessi del mercato dominante, vieni emarginato.

Pertanto è giunto il tempo di proporre nuovi schemi di sviluppo sociale ed economico in una visione del mondo in grado di riscoprire quegli antichi valori che, nel corso dei secoli, ci hanno permesso di costruire cattedrali ed opere d’arte ineguagliabili, che oggi, con la nostra mentalità, non sapremmo nemmeno immaginare.

Fabio Verelli

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