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#iorestoacasa
ma c’è chi non può

Covid-19: i senzatetto in difficoltà per l'epidemia

 

Mentre la Cina ha registrato un solo nuovo caso autoctono di Covid-19, in Italia ancora non riusciamo a vedere la luce infondo a tunnel. Quindi ascoltare l’hashtag #iorestoacasa è ancora l’unico rimedio per tentare di non ammalarsi. Ma non tutti si possono permettere questo «lusso».

Covid-19: la Croce Rossa presta soccorso ai senzatettoInfatti l’auto-isolamento per qualcuno è un mero miraggio. Parlo, per esempio, dei senzatetto, sedicimila solo a Roma e oltre cinquantamila in Italia. Persone che, per i più disparati motivi vivono per strada, dove la protezione dalle intemperie è impossibile, figuriamoci come potrebbe essere difficile difendersi da un virus. Come garantirsi, per esempio, l’igiene personale e quella delle mani…

Pericolosamente sono sempre in balia di potenziali aggressioni fisiche ma anche degli eventi, ai quali si aggiunge il possibile incontro con il Covid-19. Un incontro che li metterebbe seriamente in pericolo e li renderebbe un serbatoio eccezionale di possibili contagi, ma nessuno ne parla, sembrano più ignorati che mai.

Parlando di persone in difficoltà, sovviene una figura: il terremotato. A tre anni dall’ultimo sisma, sono ancora circa quarantanovemila senza una casa vera e propria, magari ricoverati in abitazioni in affitto o in altre soluzioni offerte e sovvenzionate dallo Stato.

Sono invece più di ottomila gli alloggiati nelle Soluzioni abitative d’emergenza, le cosiddette Sae. Casette prefabbricate con spazi angusti e tutti i problemi delle soluzioni nate in regime emergenziale, progettate e prodotte per durare poco ma ancora in uso, non essendo possibile nessun’altra alternativa.

Ma c’è sicuramente chi sta peggio. La casa, poi, che normalmente è simbolo di sicurezza, di rifugio dai pericoli, per qualcuno, ma soprattutto per qualcuna, può rappresentare una micidiale sistemazione.

Il pensiero corre veloce a tutte le donne vittime di violenza ed abusi all’interno delle mura domestiche. Per queste donne il lavoro oppure i rituali di accompagnare i figli a fare sport o andare a fare shopping, rappresentano un momento di evasione e di allentamento delle tensioni familiari.

La quarantena forzata a casa non può, per questi soggetti, che essere deleteria. Se poi si pensa che ad oggi sono molti i mariti costretti a casa per aver interrotto, per un motivo o un altro, la pratica lavorativa, allora, la miscela diventa esplosiva. Non c’è riparo, non c’è tregua.

Varie associazioni presenti sul territorio italiano hanno fatto sapere di aver potuto constatare un aggravamento delle violenze domestiche.

È importante, quindi, che i centri anti-violenza assieme ai servizi di pronta emergenza continuino a restare attivi anche e soprattutto in periodi difficili come questo.

Questi operatori però hanno diritto di lavorare in sicurezza. Invece spesso sono costretti a lavorare senza dispositivi di sicurezza essenziali come mascherine e guanti monouso.

È di qualche giorno fa l’appello di queste associazioni alle istituzioni, alla Protezione Civile fino ai privati cittadini, volto al reperimento di questi essenziali strumenti di prevenzione al momento pressoché introvabili.

Sul territorio dello Stato italiano sono presenti e attive, per tutte le categorie messe così a dura prova da questa situazione emergenziale, varie associazioni a Roma tra le altre c’è Per la strada con 350 volontari ancora intenti all’assistenza dei clochards, mentre il ben sedici città italiane opera l’Esercito della Salvezza, poi da citare la Caritas Diocesana da sempre al fianco dei più deboli è più attiva che mai, per non citare la Croce Rossa Italiana ma sono tantissime le associazioni, piccole e grandi, che offrono supporto anche pratico.

Ma nonostante tutto la violenza nei confronti dei soggetti fragili, attiva o passiva, che si tratti di donne, diversamente abili o minori, purtroppo, non si ferma, nemmeno al tempo del Coronavirus. Appena possiamo supportiamo questa galassia.

Lino Rialti

 

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