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COVID-19 E RETI SOCIALI

Distanti ma vicini,
grazie alla Rete

Epidemia Covid-19: Distanti ma vicini grazie alle Reti Sociali

 

Come per tutte le calamità e/o le catastrofi collettive, nazionali ed internazionali, anche nel caso di questa «feroce e pericolosa» epidemia di Covid-19, ciò che sta avvenendo è un riscoprire cose andate perdute, con un vero e proprio «risveglio delle coscienze».

Epidemia Covid-19: insieme al canto il suono dello strumento per scacciare la pauraCon il paradosso che mentre l’indifferenza per l’altro rappresenta una delle più grandi malattie dell’era contemporanea, in queste settimane di emergenza sanitaria l’indifferenza, l’incuranza e l’asocialità ci aiutano indirettamente a limitare l’aumento dei contagi.

Fatto curioso e singolare, in una fase della vita dove si è «distanti ma uniti», in cui non si può stare fisicamente vicini gli uni con gli altri, eppure è come se magicamente sentissimo la vicinanza, il calore, l’affetto e la presenza di tutti attraverso le reti sociali condivise: Facebook, Instagram, Whatsapp e Skype.

Tutti «distanti ma vicini» uniti all’interno di questa rete sociale condivisa, disegnata da mani virtuali che sebbene fisicamente non si possono toccare, al contempo però ciò aiuta a sentirsi meglio e/o a vivere questa lontananza ed isolamento nel miglior modo possibile, in quanto siamo tutti destabilizzati ed impauriti nei sentimenti.

Il senso di paura del Coronavirus, oggi va vissuta e provata in uno stato di solitudine che genera inquietudine ed irrequietezza. Non poter stare con gli altri può avere una doppia funzione: riflettere e sperimentare una salutare solitudine per ritrovare se stessi e riscoprire il valore dell’altro, che troppo spesso diamo per scontato.

Le relazioni umane sono il fulcro attorno al quale ruota tutta l’esistenza umana. La base per comprendere l’altro è la relazione, il parlare e nel comunicare.

Le relazioni umane in fondo non comportano e/o si limitano al solo parlarsi, ma nascono prima, nel cercarsi, nel ricordarsi di una persona, sia per bisogno, sia per affetto, sia per il semplice sentire quella persona.

Il Covid-19 ci ha costretto ad una forma di isolamento fisico-relazionale, necessario per la salute di tutti, che però, grazie alle nuove tecnologie e reti sociali condivise si limita agli spazi, senza quindi sottrarci l’occasione del parlarci, del vederci attraverso le videochiamate, per essere meno soli.

Le ultime due settimane hanno stravolto tutte le abitudini e le prossime lo faranno ancora di più. In questo tempo possiamo decidere se farci guidare dal panico, se perdere completamente il controllo oppure se riscoprire valori sopiti e guardare dentro sé stessi come a quello che ci sta intorno.

Riuscire a tenere le cose più importanti a mente, che ci permetteranno di compiere azioni quotidiane straordinarie, di non ripetere quello che è già stato e continuare ad imparare nonostante tutto.

Perché anche se adesso non ci pensiamo, il «periodo del Coronavirus» passerà e sarà solo un duro ricordo, e prima o poi saremmo costretti a guardarci indietro e vedere che cosa abbiamo tirato fuori quando credevamo di essere in trappola, e di non avere scelta.

Nelle settimane che ancora ci aspettano, nella quali dovremo continuare a restare in casa, quel sentimento di «vicinanza a distanza» reso possibile dal digitale, ci salverà, ci renderà le attese più leggere e piacevoli, ci donerà la voglia di ricominciare e di risvegliarci la mattina con più energia. Ne avremo bisogno.

Il Coronavirus sta drasticamente cambiando le nostre abitudini come anche il nostro stile di vita però al contempo ci allenerà ad aprire la mente, a cambiare percorso, a fare le cose vecchie in maniera nuova. Dopotutto le grandi trasformazioni arrivano sempre nei modi più inaspettati.

Antonella Betti

 

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