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Cominciano gli abbattimenti
degli ungulati

Al via gli abbattimenti di cinghiali a Roma, Rieti e Viterbo

 

La Giunta della Regione Lazio ha deliberato il Piano regionale di interventi urgenti per la riduzione del numero dei cinghiali. Così entro 30 giorni, con probabile inizio il 17 giugno, dovranno essere catturati, selezionati e uccisi i primi 400 cinghiali.

Gli abbattimenti dei cinghiali a Roma come scorciatoia alla mancata raccolta dei rifiutiIl piano di abbattimenti predisposto dal Commissario straordinario nominato a gestire l’emergenza peste suina Angelo Ferrari, prevede l’installazione di dieci gabbie all’interno delle aree naturali protette regionali, da utilizzare per le catture.

D’Amato invoca la mattanza

Ciò anche in seguito alle sollecitazioni dell’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato che si auspicava «azioni volte alla riduzione del numero dei cinghiali a Roma, anche attraverso un piano di abbattimenti selettivi e senza ulteriori ritardi».

Ed è proprio Alessio D’Amato a dichiarare che, con il piano appena approvato, verranno raddoppiati gli abbattimenti previsti nella stagione 2021/22 riducendo drasticamente la presenza dei cinghiali stimata in circa 75mila esemplari in tutto il Lazio, con una maggiore densità nelle aree di Roma, Viterbo e Rieti.

Ad oggi sarebbero 32 i casi di Peste Suina Africana (Psa) accertati, oltre la contaminazione di un piccolo allevamento di suini nella Riserva dell’Insugherata, dove gli animali sono già stati abbattuti.

Speranza punta sul vaccino Gonacon

In soccorso dei cinghiali sembra andare invece il ministro Roberto Speranza. Il ministero della Salute ha infatti da poco pubblicato un bando per sperimentare un «contraccettivo orale» in grado di arginare la riproduzione di questi animali.

Il «vaccino immuno-contraccettivo» si chiama Gonacon, ed è già utilizzato negli Stati Uniti. L’intento è di autorizzarlo anche in Italia, con l’assunzione orale invece che iniettabile.

L’obiettivo è bloccare una volta per tutte il proliferare dei cinghiali che assediano la Capitale, arginando allo stesso tempo il diffondersi della peste suina.

Controproducente il coinvolgimento dei cacciatori

Nel frattempo, si pensa al coinvolgimento dei cacciatori, in appoggio ai selettori.

Inutile dire che sui luoghi contaminati i cani e le squadre di cacciatori, non possono andare, per ovvi motivi di prevenzione e protocollo sanitari.

Inutile dire che ci sono diversi pareri autorevoli. Oltre all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), che si è espressa, più volte in tal senso, abbiamo quello degli esperti dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) che affermano che la caccia non è uno strumento efficace per ridurre le dimensioni della popolazione di cinghiali selvatici. Ma tant’è le lobby vincono sempre.

Chissà se si dovesse scoprire che anche loro abbiano contribuito alla proliferazione dei tanto «odiati» ungulati?

Intanto i poveri cinghiali sembrerebbero supportare lo «smaltimento dei rifiuti» nella Capitale.

Le immagini delle famigliole che girano, ordinatamente, nella periferia romana suscitano per lo più simpatia, ma vengono utilizzate per insinuare dubbi e paure.

Bisogna sempre capire come stanno le cose, risalire alle origini, individuando colpe e responsabilità, perché è sempre troppo semplice prendersela con i più deboli. E, riflettiamo, su chi ne trae vantaggio politico, ludico o economico che sia.

Forse è arrivata l’ora di pensare con la propria testa? E se fossero proprio i cinghiali il «tallone di Achille»?

Ernesta Cambiotti

 

 

I CINGHIALI A ROMA

Il pretesto Psa per la mattanza salva-Gualtieri del 6 giugno 2022

 

 

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