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I GIOVANI E L'EMERGENZA AMBIENTALE

Avanti ragazzi,
nonostante Greta

 

Da giovani tutti noi siamo stati pervasi dalla smania irrefrenabile di fare qualcosa. Abbiamo tutti rosicato davanti alle ingiustizie e abbiamo avuto tutti una ricetta. Qualcuno la trovava in una rivoluzione più o meno cruenta. Altri, magari i meno irruenti, vedevano comunque una luce infondo al tunnel dei problemi.

Bene, quello «spirto guerrier» di foscoliana memoria, dovremmo cominciare a cercarlo, frugando bene delle pieghe avvizzite delle nostre circonvoluzioni cerebrali. Non possiamo più accettare che qualcuno decida per noi demandando alla cieca ed alla rinfusa l’attivismo conto terzi. Non possiamo più stare a guardare, dobbiamo schierarci. La strada, questa volta, ce la mostrano i nostri ragazzi, quelli più giovani, poco più che bambini.

La campana è suonata. Anzi ce la stanno suonando, scandendo i rintocchi, i ragazzi dei venerdì. Il movimento dei giovani per il clima Fridays For Future, ispirato da Greta Thunberg. Sono tornati in piazza in 160 città italiane, per il terzo Sciopero globale del clima, dopo quelli del 15 marzo e del 24 maggio. Cortei di ragazzini perbene. Ragazzi scesi nei centri cittadini ordinatamente e con un comizio collettivo finale, dove si sono scambiate opinioni gli attivisti di 173 gruppi locali.

Questi ragazzi non comprendono la Brexit, non capiscono proprio il concetto di confine di stato, sono nati e cresciuti in un mondo globale e globalizzato, interconnesso e certamente senza confini. Il mondo dove la realtà virtuale si mescola a quella tangibile. Dove gli incontri via chat preludono ad un amore o ad un posto di lavoro. Forse non abbiamo mai avuto tanto divario, il cosiddetto digital divide, quanto in questo periodo. Da una parte i dinosauri e dall’altra le astronavi…

La visione del mondo di questa nuova generazione, che arriva dopo i Baby Boomers, gli X, gli Y ed i Millennials è innovativa. Sono i Generazione Z o Centennials. Sono i primi ragazzi a non vedere un futuro roseo, anzi si sentono derubati del loro futuro, completamente. Vedono sciogliersi le loro speranze al ritmo dello scioglimento dei ghiacciai.

Insomma si sentono traditi dai loro genitori, come Clitemnestra si sentì tradita dal padre Tindareo. Lo dicono, lo urlano, un tradimento fa male, quando poi sconvolge il futuro di un giovane, lo fa ancor di più. E, giustamente, non ce lo mandano a dire. Dovremmo fare subito quanto possibile, senza prenderci e prenderli più in giro.

Questo terzo sciopero arriva in conclusione della Week For Future, la settimana di manifestazioni per il clima indetta da Fridays For Future in tutto il mondo. La settimana è cominciata venerdì 20 settembre, con manifestazioni in 130 paesi nel mondo: secondo gli organizzatori, hanno coinvolto 4 milioni di persone complessivamente.

La maggior parte degli Stati hanno tenuto lo sciopero nazionale il 20: folle oceaniche si sono viste negli Stati Uniti, in Germania (1,6 milioni di manifestanti secondo Fff) e in Australia. Gli attivisti italiani hanno scelto di fare lo sciopero il 27, insieme ad altri 26 paesi: Nuova Zelanda, Thailandia, Myanmar, Mali, Eswatini, Gambia, Sudan, Arabia Saudita, Yemen, Ungheria, Slovenia, Grecia, Olanda, Belgio, Svizzera, Svezia, Spagna, Portogallo, Canada, Isole Vergini (Usa), Argentina, Venezuela, Aruba, Ecuador, Guam, Honduras. A Montreal in Canada era presente anche Greta Thunberg.

Ha scatenato polemiche in Italia, nei giorni scorsi, il neo ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti (M5S) che ha mandato una circolare ai presidi invitandoli a giustificare le assenze degli studenti che partecipano allo sciopero per il clima.

Forse questa emergenza ambientale legittima il giustificare gli studenti assenti. Non penso possa esserci una giustificazione maggiore se non quella di cercare di salvare il pianeta e la propria pelle, pelle giovane e tenera e non ancora incallita da interessi economici e di potere.

Il potere logora chi non lo ha, diceva il Divo Giulio, ma senza ossigeno e in una terra inospitale il potere servirebbe a poco. Meditate politici, meditate… ma poi velocemente a lavorare per ridare quanto abbiamo rubato ai nostri figli ed a noi stessi, il diritto ad avere un futuro.

Lino Rialti

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