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IL BAMBINO PORTATO IN SIRIA NEL 2014

Alvin è tornato
dall’inferno dell’Isis

 

Alvin è finalmente tornato a casa. E finalmente si è potuto riappropriare del suo nome. La madre, convertita all’Isis, dopo averlo rapito, portandolo con se in Siria, lo aveva anche privato del suo vero nome cambiandolo in Yussuf.

Il bambino, di origine albanese ma che viveva in Italia, ha ora undici anni. Era il 17 dicembre 2014 e la madre, per unirsi all’Isis, lo aveva portato via dall’Italia. Il bambino era poi rimasto solo dopo la morte della madre in una esplosione ed era finito nel campo profughi di Al Hol, a nord est della Siria, dove è stato ritrovato.

Alvin è stato trasferito con un volo di linea dell’Alitalia, giunto poco dopo le 7 di venerdì 8 novembre all’aeroporto di Roma Fiumicino da Beirut.

Il premier Giuseppe Conte, dopo aver seguito la vicenda, ha dichiarato che «Il ritorno a casa del bambino è una di quelle notizie che ti riempiono il cuore. Il piccolo albanese, era da anni in un campo profughi in Siria», poi ha aggiunto «rivolgo un sentito ringraziamento a tutte le autorità italiane e albanesi, alle organizzazioni umanitarie, a quanti hanno collaborato per questa operazione complessa, in un teatro difficile come quello siriano. Un grazie anche a quei media che hanno acceso i riflettori sulla storia del piccolo».

Arrivato a Roma, il piccolo ha finalmente potuto riabbracciare il padre e le due sorelle.

Chissà se potrà mai mettersi alle spalle, senza troppi strascichi, i cinque anni vissuti in Siria, chissà come potrà metabolizzare le atrocità che avrà sicuramente visto, le bestialità alle quali avrà dovuto assistere… Cinque anni nel Califfato sono tanto ed il periodo fra i 5 e i 10/12 anni è il più delicato per la costruzione della personalità in un bambino.

Comunque, dobbiamo dire che la nostra macchina burocratica ha funzionato: grazie alla determinazione degli investigatori, dei magistrati, di alcuni agenti dei Servizi Segreti e grazie allo sforzo di donne e uomini della Croce Rossa e dell’Unhcr, senza dimenticare i giornalisti della trasmissione Le Iene, insomma grazie allo sforzo congiunto di tutti, anche di alcuni funzionari del Governo Albanese, Alvin è tornato a casa.

Una storia a parte quella dei cosiddetti figli dell’Isis. Circa 28mila bambini provenienti da oltre 60 paesi. Bambini e ragazzi senza macchia e senza colpa, Costretti da uno o, peggio, entrambe i genitori a trasferirsi sul territorio del Califfato, lasciando usi e costumi correnti ed ai quali erano abituati, essendoci cresciuti, per assumere nomi, vesti, usanze ed attitudini a loro sconosciuti. O peggio frutto di violenze o semplicemente di unioni tra jihadisti. Ora, dopo lo smembramento del cosiddetto Stato Islamico, questi bambini, orfani o con i genitori i prigione, vivono nei campi profughi.

La Croce Rossa italiana è attivamente impegnata a trovare soluzioni per questi bambini, anche figli dei nostri foreign fighters. E noi tutti ci dobbiamo interessare, comunque, al futuro di questi bambini.

Siamo ancora in tempo per dare loro una vita normale, restituire loro la gioventù e creare i presupposti per una vita da vivere senza estremismi e senza costrizioni. Insomma per fare di loro i cittadini di domani e per strappare loro dalla sibilla del radicalismo islamico che li ha già in sfiorati rendendo, una buona fetta della loro infanzia, un periodo da dimenticare.

Lino Rialti

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