fbpx

Una statua per Taras Shevchenko
poeta nazionale ucraino

Una statua di Taras Shevchenko inaugurata a Firenze

 

Il 9 marzo nel giardino della Biblioteca delle Oblate di Firenze è stata inaugurata una statua che raffigura il poeta, scrittore, umanista e pittore ucraino Taras Shevchenko (1814-1861), la cui eredità letteraria è ritenuta uno dei principali pilastri della lingua e della letteratura ucraina.

La statua di Dante Alighieri in un parco nel centro di KievLa cerimonia di donazione è avvenuta in occasione dell’anniversario della nascita del poeta, il 9 marzo 1814. La delegazione ucraina, composta tra gli altri dall’ambasciatore dell’Ucraina in Italia Yaroslav Melnyk, accompagnato dal Ministro Consigliere Ambasciata d’Ucraina, Dmytro Volovnykiv, dal sindaco di Kiev Vitaliy Klitschko e da Sergii Alieksieiev, deputato ucraino e presidente del gruppo interparlamentare di amicizia con l’Italia è stata accolta a Palazzo Vecchio dal sindaco Dario Nardella e dall’assessore alla cultura e relazioni internazionali Tommaso Sacchi.

La statua in bronzo di Taras Shevchenko, realizzata dall’artista ucraino Oleg Pinchuk, è stata donata dalla Città di Kiev al Comune di Firenze per ricordare lo storico gemellaggio che lega le due città dal 1967 e come ringraziamento per il monumento a Dante Alighieri installato nel centro storico della capitale ucraina il 10 dicembre del 2015.

Il rilancio della lingua ucraina

Taras ShevchenkoNato nel 1814 a Moryntsy un villaggio sulla riva destra del Dnipro, da una famiglia di servi della gleba, Taras Shevchenko, orfano di entrambi i genitori a soli dodici anni, conobbe un’infanzia di estrema povertà che riuscì a riscattare grazie ad un prodigioso talento artistico, letterario e filosofico fino a diventare l’icona nazionale dell’Ucraina.

Taras Shevchenko morto in esilio a San Pietroburgo il 10 marzo 1861, fu prima sepolto nel cimitero di Smolensk nella capitale dell’impero. Successivamente, secondo i suoi desideri, contenuti nel poema «Testamento» (Zapovit), il suo feretro fu traslato dagli amici in Ucraina, dove l’8 maggio fu posto sulla Černecha Hora (Collina del Monaco) ora Tarasova Hora (Collina di Taras) lungo il fiume Dnipro, nei pressi della città di Kaniv.

«Figlio della società cosacca contadina – scrive l’ucrainista Massimiliano di Pasquale – Shevchenko scommette sulla capacità rigenerativa della nazione. È erede della tradizione dei Kobzar, i mitici cantastorie ucraini, che fa compiere alla lingua ucraina il necessario salto di qualità affinché sia conosciuta e apprezzata in tutto il mondo. Al tempo stesso incita i popoli oppressi alla ribellione».

L’esortazione alla lotta

Il mausoleo di Taras Shevchenko a KanivLa sua esortazione alla lotta si rivolge non soltanto all’Ucraina ma anche alle altre nazioni oppresse dalla monarchia zarista: Polonia, Paesi Baltici, Finlandia, Moldavia, popolazioni del Caucaso e dell’Asia.

Per tutti i popoli dell’impero rappresenta una chiara voce di ribellione, una radicale opposizione ad un sistema politico basato sulla sottomissione più mortificante e rivendica per tutti i paesi e le nazioni inglobate nell’impero l’indipendenza culturale e politica.

Un messaggio che conserverà la sua validità quando, dopo la rivoluzione Russa e ancor più dopo la Seconda guerra mondiale, quei popoli cadranno sotto il tallone del comunismo sovietico.

Siamo convinti che negli zaini da campo degli eroi che nei primi cinquant’anni del Novecento combatterono la loro dura e sfortunata lotta per l’indipendenza dell’Ucraina dal comunismo sovietico un posto speciale fosse riservato ai poemi di Taras Shevchenko. E che personalità del calibro di Symon Petljura (1879-1926), Yevhen Konavalets (1891-1938), Roman Šhukhevyć (1907-1950) e Stepan Bandera (1909-1959) trovassero nei suoi versi la forza per continuare a battersi fino all’estremo sacrificio.

Vincenzo Fratta

 

TARAS SEVCENKO IN ITALIANO

In italiano è disponibile un’antologia del poeta, curata da Giovanna Brogi e Oxana Paclovska, Taras Sevcenko. Dalle carceri zariste al Pantheon ucraino