MAURO BONAZZI RAFFAELLA COLOMBO

Sotto il segno
di Platone

 

Nella prima metà del Novecento la Germania è stata un centro d’importanza mondiale per la filosofia e lo studio dei classici. Il libro collettaneo Sotto il segno di Platone. Il conflitto delle interpretazioni nella Germania del Novecento ripercorre le diverse interpretazioni del pensiero del filosofo ateniese, volte ad esaltare o criticare aspetti diversi del suo pensiero.

Sotto il Segno di Platone, a cura di Mauro Bonazzi e Raffella Colombo, Carocci editoreIl volume, edito da Carocci e curato da Mauro Bonazzi e Raffaella Colombo, prende in esame nove filoni interpretativi del pensiero platonico, incentrate su altrettante personalità o scuole di pensiero: la scuola neokantiana, il Platone politico da Wilamowitz agli autori della Rivoluzione Conservatrice e del Terzo Reich, la posizione di Heidegger, la sintesi di Gadamer e Friedländer, la critica di Kelsen, la lettura di Leo Strauss, la riflessione di Eric Voegelin, il Platone totalitario di Karl Popper, l’interpretazione di Hannah Arendt.

Come si evince dai loro nomi, gli autori di cui si occupa Sotto il segno di Platone sono studiosi molto diversi tra loro, che hanno maturato posizioni originali, a volte complementari e più spesso divergenti, privilegiando l’uno a l’altro degli aspetti metafisici, epistemologici o politici dell’autore della Repubblica, del Politico e delle Leggi.

Il lettore non-addetto-ai-lavori apprezzerà dunque maggiormente nel libro le interpretazioni di Platone che più riscuotono il suo interesse. Nel nostro caso avendo trattato, anche su questo giornale, il fenomeno della Rivoluzione Conservatrice, ci siamo soffermati sui capitoli di Sotto il segno di Platone che partono dalla rivalutazione politica avviata dal grande filologo Ulrich von Wilamowitz-Moellendorff e arrivano fino alle posizioni di Martin Heidegger e del suo discepolo Hans-Georg Gadamer.

Il maestro della vita politica

Sotto il segno di Platone. Ulrich von Wilamowitz-Moellendorff

Ulrich von Wilamowitz

Per Wilamowitz (1848-1931), politico, cattedratico, nonché valoroso combattente della Prima guerra mondiale, «Platone emergeva – spiega Mauro Bonazzi – come un pensatore in cui la riflessione teoretica e azione politica costituivano due lati della stessa medaglia: come la guida che Atene non aveva saputo ascoltare ma che avrebbe potuto salvare la Germania sprofondata nel caos».

In buona sostanza il mondo delle idee, «riconosciuto» dal filosofo, deve farsi azione politica.

L’allievo e successore di Wilamowitz nella prestigiosa cattedra dell’Università di Berlino, Werner Jaeger (1888-1961) aggiunge all’intuizione del maestro un altro importante tassello, considerando il filosofo ateniese come il punto di riferimento per un progetto molto più ampio di «rifondazione della modernità» che concepisce lo Stato come «vivente unità organica».

La centralità dello Stato

Sotto il segno di Platone. Werner Jaeger

Werner Jaeger

«Il Platone della nostra generazione – scrive Jaeger – è un creatore di Stati, un legislatore. Non è più il sistematico neokantiano e l’onorevole filosofo scolarca che i nostri predecessori avevano visto in lui. […] Nel momento in cui si forma un nuovo tipo di uomo politico, noi abbiamo bisogno dell’Antichità come una potenza formatrice».

Sotto il segno di Platone. Julius Stenzel

Julius Stenzel

Da qui l’importanza dell’educazione-formazione, oggetto della sua opera più famosa intitolata proprio Paideia. La formazione dell’uomo greco (ed.it. La Nuova Italia, 1959).

Gli fa eco l’altro esponente di questa corrente di pensiero, Julius Stenzel (1883-1935) per il quale il suo Platone educatore (ed.it. Laterza 1936) è finalizzato «a formare i cittadini nella consapevolezza della centralità dello Stato, della superiorità dell’intero sulla parte». L’educazione-formazione «diventa ora il compito primario che Platone avrebbe attributo alla sua filosofia».

Platone accanto a Nietzsche

Sotto il segno di Platone. Kurt Hildebrandt

Kurt Hildebrandt

Anche il Circolo del poeta Stefan George, che raccoglieva studiosi e scrittori uniti nella convinzione della necessità di un profondo rinnovamento della cultura tedesca, riserva un posto di assoluto rilievo a Platone, accanto naturalmente a quello di Nietzsche.

Tra gli almeno 26 libri sul filosofo ateniese pubblicati da membri del George-Kreis il più rilevante è Platone. La lotta dello spirito per la potenza (ed.it. Einaudi 1947) del medico e filosofo Kurt Hildebrandt (1881-1966),

Nonostante l’ostilità dei professori come Wilamowitz che guardavano dall’alto in basso gli «incompetenti» seguaci di George, tra i due ambiti è possibile rinvenire sia influenze reciproche sia un’identità di fondo.

«L’esigenza di fare dell’antichità e di Platone una materia vivente e non soltanto l’oggetto di studi scientifici, vale a dire specialistici, eruditi e in ultima analisi inutili» si riscontra, secondo Mauro Bonazzi, in entrambe le letture del filosofo ateniese.

Nell’elenco dei temi comuni di quella galassia – che chi scrive ricomprendere nell’estensiva definizione di Rivoluzione Conservatrice – Bonazzi include l’insistenza sulla dimensione attiva, combattente del pensiero di Platone, la tesi dello Stato organico, la battaglia contro il relativismo individualista (sofistico e illuminista), l’esaltazione della lotta e della figura del guerriero.

Platone custode della vita

Sotto il segno di Platone. Hans Friedrich Günther

Hans Friedrich Günther

Gli studiosi nazionalsocialisti del pensiero del filosofo ateniese, aggiungeranno a queste tematiche le loro specificità: il Führer e la razza. Con Joachim Bannes e K. Gabler il sapiente reggitore dello Stato platonico si identifica tout court con il capo del Terzo Reich.

Ad accostare Platone all’altro tema cardine del movimento di Hitler è l’antropologo Hans Friedrich Günther (1891-1968).

Autore di un breve saggio dal titolo Platone custode della vita (ed.it. Ar, 1977), Günther si distacca però dalla concezione biologica della razza dominante nell’ideologia nazionalsocialista.

Quello che per lui conta, scrive Bonazzi, «non è soltanto il corpo ma l’unione spirituale tra anima e corpo o la forma dell’intero». E ancora «una razza non è qualcosa che può essere misurato scientificamente e basta» quanto piuttosto «è l’espressione dell’accordo perfetto tra l’anima e il corpo, e dunque la realizzazione concreta, nel sangue e nella terra, di un ideale».

Va da se che Günther entrò presto in conflitto con le teorie razziali dominanti e nel 1942 fu messo ai margine del partito.

La critica ai valori di Heidegger

Sotto il segno di Platone. Martin Heidegger

Martin Heidegger

Più complesso è il rapporto tra il filosofo ateniese e il pensiero di Martin Heidegger (1889-1976) affrontato nel capitolo di Sotto il Segno di Platone scritto da Franco Trapattoni. Nello spazio di questa recensione possiamo soltanto accettare il rischio di una breve sintesi, rimandando il necessario approfondimento alla lettura del libro.

Heidegger, che ha studiato a lungo Platone, commentando l’allegoria della caverna, scrive che per l’autore del Teeteto vale questo principio supremo: «Gli autentici guardiani della convivenza umana nell’unità della polis devono essere coloro che fanno filosofia». E ancora: «il potere e l’ordinamento gerarchico dello Stato devono essere guidati da coloro che fanno filosofia, i quali, in base al sapere più profondo e più vasto, fondato sul libero domandare, stabiliscono regole e misure e aprono vie per decidere».

Tuttavia – scrive Trabattoni – alla base del modello tecnico presente in Platone, dall’etica alla politica sino alla cosmologia, «c’è sempre la relazione tra un paradigma perfetto [il mondo delle idee] e un soggetto libero e responsabile che è in grado di [ri]conoscerlo almeno quel tanto che basta per riprodurlo nella realtà».

Sono concetti questi aborriti da Heidegger, che nega decisamente l’esistenza di valori provenienti dall’esterno dell’essere: «La filosofia di Platone – prosegue Trabattoni – consegnando l’antologia e la scienza dell’essere a un passato irrevocabile e forse mitico, ripiega sull’etica, sulla politica, e sul modello tecnico che la governa».

Al posto della platonica filosofia dei valori Heidegger colloca dunque il destino, l’evento, la Gelassenheit. Concetto molto difficile da tradurre in parole per un non-addetto-ai-lavori che proviamo a rendere con «attesa del dischiudimento».

La sintesi di Gadamer

Sotto il segno di Platone. Hans-Georg Gadamer

Hans-Georg Gadamer

Il pensiero di Hans-Georg Gadamer (1900-2002) scrive Andrea Moli in apertura del capitolo dedicato all’allievo e «continuatore» della riflessione filosofica di Heidegger, è «una sorta di summa della lettura di Platone nel Novecento tedesco», che presuppone la vicinanza teorica con l’intera linea di pensiero che si era sviluppata a partire dal Platone di Wilamowitz.

«Come nello Stato la giustizia politica non consisteva – sostiene Gadamer – nel principio economico della divisione del lavoro tra le diverse professioni, bensì nel mantenimento e nella cura dell’ordine interno allo Stato, nell’armonizzazione dei tre ceti […], così la giustizia dell’anima non si fonda su di un’esteriore capacità produttiva e neppure sulla legalità negli affari finanziari o negli interessi della volontà politica di potenza, bensì su un’uguale azione interiore dell’anima, per la quale essa perviene all’unità e all’amicizia con se stessa in mezzo alla pluralità delle sue aspirazioni e tendenze».

Attualità di Platone

George Mosse

George Mosse

Nei tre capitoli qui analizzati di Sotto il segno di Platone, non si trascura di ricordare che certa letteratura si interroga tuttora sulla parentela che questi filosofi possono avere avuto con il nazionalsocialismo.

È a mio avviso un discorso da considerarsi superato, in quanto si tratta di un fenomeno storico che ha esaurito tragicamente il suo percorso. Inoltre lo storico George Mosse (1918-1999), nella sintesi dei suoi studi sull’argomento che è l’Intervista sul Nazismo (Laterza, 1977), spiega chiaramente che quanto di più orroroso e malvagio quell’esperienza storica ha prodotto deriva interamente dalle scelte personali del suo capo Adolf Hitler.

La Rivoluzione Conservatrice, all’interno della quale ascriviamo anche i filosofi oggetto dei capitoli qui analizzati di Sotto il segno di Platone, ha invece origine da un fenomeno spirituale e culturale nato nella seconda metà del XIX secolo con la produzione artistica di Richard Wagner e quella poetico-filosofica di Friedrich Nietzsche.

Secondo lo scrittore, giornalista e studioso di Heidegger, Giorgio Locchi (1923-1992), l’opera agitatrice di Wagner e Nietzsche ha portato alla nascita di un «principio sovrumanista» contrapposto al «principio egalitaristico» sorto con la Rivoluzione francese e tuttora dominante.

Nella suo saggio L’essenza del Fascismo (Edizioni del Tridente, 1981), con un linguaggio eminentemente filosofico, Locchi chiarisce che per «principio» si debba intendere un «sentimento di sé e dell’uomo», che «in quanto dice se stesso è un ‘Verbo’ (Logos), in quanto persegue un fine è ‘volontà’ (personale e comunitaria) ed è poi anche, immediatamente poiché sentimento, sistema di valori».

Forse è proprio vera la massima riportata nell’incipit di Sotto il segno di Platone per la quale la filosofia «altro non è che una serie di note a margine ai testi di Platone».

Vincenzo Fratta

Sotto il segno di Platone, Carocci editore

 

Sotto il segno di Platone
A cura di Mauro Bonazzi
e Raffaella Colombo
Carocci editore, pp.235

 

 

 

 

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