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Eduardo, Titina e Peppino
I fratelli De Filippo

Esce il 13 dicembre il film 'I Fratelli De Filippo' di Sergio Rubini

 

Presentato come evento speciale alla 16° Festa del Cinema di Roma I fratelli De Filippo di Sergio Rubini, con Mario Autore, Domenico Pinelli, Anna Ferraioli Ravel, Biagio Izzo e Giancarlo Giannini, uscirà nelle sale il 13 dicembre, per essere poi trasmesso dalla Rai nel periodo di Natale.

I tre fratelli Eduardo, Titina e Peppino De Filippo«Il focus del mio racconto – ha affermato Sergio Rubini – è stato da sempre il trio. Il nostro progetto iniziale infatti era quello di raccontare la formazione e lo scioglimento del trio: come, questi tre fratelli così divisi tra di loro ma uniti dalla voglia di raggiungere il successo, hanno raggiunto il successo e, una volta raggiunto, come sono stati in grado di sostenerlo.

Questa è l’essenza più profonda del nostro film, di quello che avevamo in mente: raccontare della formazione del trio come se si trattasse dei Beatles».

«Abbiamo lavorato al film per sette anni – continua Rubini – e lo abbiamo quinti approfondito in tutti i modi, abbiamo cercato di andare un po’ oltre e di raccontare il ‘De Filippismo’. Un certo modo di vedere il mondo, un certo modo di essere.

Non ho cercato un Eduardo che fosse magro, ossuto, non ho cercato le somiglianze estetiche, ho cercato invece delle somiglianze più interiori.

Anche per quanto riguarda la storia abbiamo si inventato delle cose ma che comunque fossero verosimilmente riconducibili ai fatti realmente accaduti.

Per esempio una famiglia allargata come la possiamo immaginare noi oggi non era possibile negli anni Trenta. Una famiglia così non poteva non essere luogo di sofferenza.

Noi abbiamo cercato di raccontare il sotto testo, quello che non è stato detto, quello che ha detto Peppino in un suo libro.

Una famiglia difficile

Il libro di Peppino De Filippo Una famiglia difficile è un racconto velenoso perché il protagonista aveva dovuto ingurgitare talmente tanto veleno che poi quando scriveva inevitabilmente veniva un po’ fuori».

«Eduardo invece non voleva raccontare i propri fatti e Peppino lo accusava di voler tenere tutto nascosto sotto il tappeto. Non si rendeva conto che invece Eduardo taceva ma scriveva Filomena Marturano. Eduardo è riuscito a trasformare i propri drammi, in opere d’arte, in commedie, in spettacoli in cui potersi identificare.

Peppino invece li avrebbe raccontati più sotto forma di gossip. Noi come autori abbiamo cercato di raccontare, nel periodo della loro vita che abbiamo isolato, il momento in cui si è messo in luce tutto quello che poi nel corso degli anni è avvenuto per davvero, abbiamo cercato di raccontare le proto-ferite, l’inizio di tutti i loro drammi.

Quindi non ci sono delle falsificazioni ma abbiamo semplicemente spostato dal punto di vista cronologico degli eventi ed abbiamo riempito dei silenzi usando però la ragionevolezza».

«Per intenderci dopo il 1931, dopo che il trio si è formato, i De Filippo non hanno più lavorato per gli Scarpetta e gli Scarpetta sono andati in un declino profondo. Vincenzo Scarpetta ha dovuto sciogliere la compagnia, ha dovuto chiedere un prestito ad Eduardo insomma penso che inevitabilmente non ci fossero degli ottimi rapporti tra di loro altrimenti questa famiglia allargata avrebbe proseguito insieme.

Dunque noi abbiamo cercato di mettere in evidenza quello che si percepisce dalle carte spesso più tra gli spazi che nelle le righe».

La scoperta di Pirandello

Ci sono dei momenti nel film che raccontano molto bene la rivoluzione che Edoardo stava portando sulla scena teatrale. Uno, ad esempio, è la scoperta di Pirandello e l’altra è quella del dare le spalle allo spettatore piccoli tratti per raccontare una grande rivoluzione.

«Eduardo è uno dei padri fondatori del neorealismo. Io penso – prosegue Rubini – che anche la drammaturgia americana che ad un certo punto ci ha invaso, penso ai vari Shepard, Mamet, si siano tutti riferiti ad Eduardo e persino il cinema di Scorsese si riferisce ad Eduardo. Napoli milionaria ha debuttato nel marzo del 1945 a Napoli quando Roma non era ancora stata liberata.

Per cui Eduardo prima ha pensato di aver trovato un padre in Pirandello ma poi lo ha anche dovuto tradire, perché Edoardo ha sempre tradito come ha tradito la famiglia ma è la condizione dell’autore quella di tradire, tradire per esplorare nuovi percorsi, nuove strade».

«Poi però ha capito che doveva filtrare tutto quello che aveva imparato fuori da Napoli, doveva filtrarlo e riportarlo a Napoli. Quando dice ‘il teatro deve nasce qua’ e alla sorella ‘è questo che noi dobbiamo portare sul palcoscenico noi’, Eduardo non fa altro che parlare di famiglie, parla di noi.

Come Ulisse ha fatto un grande viaggio è andato a Milano, ha sposato un Americana, per poi raccontare i rapporti famigliari. È uno dei padri del ‘900 si è scrollato di dosso l’800 e noi siamo ancora nel suo solco. Quando parliamo di realismo parliamo ancora della lezione di Edoardo».

La storia dei fratelli continuerà poi in un secondo film, come già annunciato da Sergio Rubini nel corso della conferenza stampa alla Festa di Roma.

 

Angela Alizzi

 

 

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