fbpx

Il pugnale
del legionario di Aliso

Roma Antica: il pugnale del legionario ritrovato ad Haltern am See

 

Roma antica continua a riservarci sorprese. Nell’aprile del 2019 un’equipe di archeologi tedeschi ha rinvenuto un pugnale di epoca romana, risalente a circa 2.000 anni fa. L’arma è stata trovata nei pressi di Haltern, Aliso per i romani, all’interno della tomba di un soldato che, all’inizio del I millennio, combatté contro le tribù germaniche.

Roma Antica: il pugnale romano ritrovato ad Haltern am See L’armamento individuale dei legionari romani oltre al gladius comprendeva infatti anche un pugnale, denominato pugio, che era assicurato al corpo tramite una cintura. A queste si aggiungeva il pilum, il giavellotto dalla pesante punta che si conficcava nello scudo del nemico rendendolo spesso inutilizzabile.

Il pugio doveva servire come arma di supporto in caso di perdita o danneggiamento della spada e in caso di un disordinato corpo a corpo. Era utilizzato sia da legionari e ausiliari, sia dai centurioni.

Della scoperta ha dato notizia su vanillamagazine.it il giornalista Matteo Ruboli che ha ripreso le fonti tedesche. L’arma è stata rinvenuta da un tirocinante diciannovenne, Nico Calman, durante uno scavo ad Haltern am See (Haltern sul lago), una città della Renania settentrionale-Vestfalia.

Il ritrovamento deve ritenersi un caso molto fortunato in quanto, come ha spiegato l’archeologa Bettina Tremmel, «non era una pratica usuale che i soldati romani fossero sepolti con il loro equipaggiamento militare». Il motivo per cui il legionario venne sepolto con il suo pugio è un mistero. Forse il proprietario era un celtico o un germano, i quali, a differenza dei romani, venivano spesso sepolti con le loro armi.

Durante l’età augustea – dal 27 a.C. fino al 14 d.C. – Aliso era la base invernale dell’esercito romano e sede amministrativa della nuova provincia di Germania, distante soltanto un centinaio di chilometri da Kalkriese, la località nella foresta di Teutoburgo dove nel settembre del 9 d.C. le tre legioni romane del generale Publio Quintilio Varo furono annientate dai germani.

Ad organizzare l’imboscata alle legioni fu il capo della tribù dei Cherusci, che si trovava inquadrato come ufficiale nelle truppe ausiliarie di Varo. Il disastro fu determinante per indurre Roma alla rinuncia ai piani per un’eventuale controllo della Germania Magna. Dopo Teutoburgo non furoni effettuati ulteriori tentativi di annessione di territori a nord del Reno e per i successivi 400 anni il fiume segnò il confine dell’Impero romano.

In quel fatale settembre, terminata la stagione di guerra che incominciava a marzo e finiva a ottobre, l’esercito romano si stava recando proprio ad Alisio-Haltern per l’acquartieramento invernale.

Nella zona gli archeologi hanno scoperto già dal secolo scorso, un cimitero dove alcuni soldati romani e le loro famiglie furono sepolti, e proprio da questo cimitero è emersa l’arma trovata dall’archeologo tedesco.

A rendere importante il ritrovamento è la circostanza che in precedenza ad Haltern erano state rinvenute soltanto pochissime armi romane e quasi mai intatte.

Il pugnale era molto corroso e ci sono voluti nove mesi di restauri prima che l’arma, lunga circa 35 centimetri, tornasse a splendere della sua antica luce.

A partire dall’epoca augustea le impugnature dei pugnali, finora realizzate esclusivamente in metallo, cominciarono ad essere decorare con intarsi di argento e niello, una lega metallica di colore nero che include zolfo, rame, argento e spesso anche piombo.

L’impugnatura del pugio di Aliso è intarsiata in argento e decorata con alcuni rivetti, mentre la lama in ferro ha profonde scanalature su entrambi i lati nella parte centrale. La guaina di ferro è rivestita in legno di tiglio e decorata con vetro rosso, argento, niello (una miscela nera, spesso di zolfo, rame, argento e piombo) e smalto rosso lucido. Nella tomba è stata trovata anche la cintura e gli anelli del fodero che venivano usati per appendere il pugnale.

L’unica altra scoperta di un pugnale romano, con annessa cintura e guaina, fu rinvenuta nei pressi di un piccolo accampamento militare romano a Velsen, nei Paesi Bassi. In quel caso gli archeologi ritengono che durante una battaglia con le tribù germaniche nel 28 a.C il soldato romano al quale apparteneva fosse stato gettato in una fossa dalla quale non sarebbe più riemerso.

Vincenzo Fratta

 

TEUTOBURGO IN TRE ROMANZI STORICI

La disfatta romana nella foresta di Teutoburgo ad opera delle tribù germaniche guidate da Arminio è stata oggetto di diverse ricostruzioni romanzate. Ne segnaliamo tre:

Roberto Fabbri, Tre Legioni, Newton Compton 2020. Arrivato da poco nelle librerie il romanzo dello scrittore svizzero è incentrato sul personaggio di Arminio. È concepito quasi come uno spin-off dell’ottima serie sulla vita dell’Imperatore Vespasiano della quale sono stati pubblicati finora otto libri.

Valerio Massimo Manfredi, Teutoburgo, Mondadori 2016. Anche Massimo Valerio Manfredi affronta il tema dal punto di vista del futuro capo dei Cherusci che, a differenza del fratello Wulf, non si integrerà mai nella civiltà romana.

Guido Cervo, Il Centurione di Augusto, Piemme 2005. Altrettanto interessante è la ricostruzione del disastro di Teutoburgo contenuta nel libro di Guido Cervo, incentrato sulla figura di un centurione romano che sopravvissuto alla battaglia cerca di portare in salvo l’aquila della sua legione.