TUTTA PANNA

La «banda di bardascetti»
per le vie Terni

 

I luoghi dove siamo cresciuti posseggono una magia speciale, che in genere rivive nelle nostre sensazioni e nei nostri ricordi di adulti. È una materia magmatica che può anche prendere forma in un racconto o nei cosiddetti «romanzi di formazione», dove l’autore descrive la propria crescita interiore e i luoghi che l’hanno determinata.

È il caso del primo romanzo di Susanna Ribeca, Tutta Panna (Morphema editrice), che narra della sua infanzia a Terni negli anni Settanta, fino ai primi amori adolescenziali e all’ultima Barbie ricevuta in regalo dai genitori, accompagnandoci come se fossimo visitatori inesperti alla scoperta del particolare fascino della città umbra.

Ogni via, ogni giardino, ogni particolare fa parte della vita di Susanna, a cominciare dalla sirena dell’altoforno che al mattino presto ricordava a tutti che era ora di svegliarsi. La vita in provincia, negli anni Settanta, si arricchiva di piccoli e grandi piaceri. Bastava una bicicletta (l’Ondina, nel caso di Susanna) e libri che facevano sognare, come le pagine di Jules Verne e di Emilio Salgari che la nostra protagonista leggeva fin da piccolissima. E bastava una «banda di bardascetti» con cui giocare, scherzare e organizzare scorribande: così si intrecciavano le prime relazioni sociali, oggi al contrario delegate al mondo virtuale e insidioso della rete.

Il romanzo delicato e dolce di Susanna Ribeca è anche un’importante fonte di storia sociale dell’Italia di quel periodo. Spiega infatti come i ragazzini passavano i pomeriggi, non davanti alla tv o allo schermo di uno smartphone ma utilizzando fantasia e creatività con i materiali che un’industria ludica molto meno invasiva di quella attuale metteva a disposizione. «Il Das – leggiamo nel libro – era il nostro materiale preferito: quella pasta umida e argillosa, una volta manipolata nella forma desiderata, si faceva seccare al sole o al forno e poi la dipingevamo e lucidavamo con il Vernidas, perciò i manufatti risultavano più solidi. Passavamo interi pomeriggi a casa di uno o dell’altro ad impastare la massa, creando portacenere storti, animaletti e cuori, lasciandoli seccare e poi dipingendoli. I passanti, seppur sorridendo, li acquistavano senza farsi troppo pregare».

Ma i ragazzini degli anni Settanta amavano anche camminare, fare escursioni, trasformare le passeggiate in avvincenti avventure. Il romanzo di Susanna Ribeca rappresenta anche un simpatico invito a visitare il territorio che circonda Terni (Interamna=città tra i fiumi), il fiume Nera e il torrente Serra, le possenti cascate delle Marmore, Piediluco, il lago di Ventina, Terminillo.

La città e i paesaggi che la abbracciano prendono vita nelle pagine del romanzo e fanno da sfondo alla vita quotidiana di una ragazza borghese con tanta voglia di sognare e di essere libera. Così le piccole donne diventavano adulte nel tempo in cui il femminismo cominciava a propagandare anche in Italia le sue parole d’ordine di emancipazione e in cui, a Terni, il rapporto con la politica si viveva attraverso le bancarelle della Festa dell’Unità.

Anche quelle, per una bambina sveglia come Susanna, potevano essere istruttive: «Scivolavo in sella ad Ondina tra le bancarelle e pensavo a quanto dovesse essere triste la vita in Russia: sembrava che esistessero solo matrioske!». Matrioske o no, l’intuizione fu giusta e felice.

Vittoria Belmonte

 

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