Skip to content

GUBBIO

Il gran giorno
della Corsa dei Ceri

 

Ha 859 anni ma non li dimostra! Anche questa mattina, alle prime luci dell’alba, Gubbio si è svegliata con il suono dei tamburi e proseguirà tra gli squilli di tromba. È il gran giorno della Festa, c’è la «Corsa dei Ceri». Con un ritmo sempre uguale da tanti secoli. Conforta ed avvince quest’anno come il precedente e non stanca mai.

Usanze, costumi, tradizioni si perpetrano. I Ceri uniscono tutti gli eugubini dividendoli da sempre e per sempre in tre parti, tre fazioni: Sant’Ubaldo, con la divisa dalla camicia gialla, San Giorgio, azzurra, e Sant’Antonio, camicia nera.

Solo dopo l’alzata in piazza, al termine di una giornata rituale, si potrà sentire il tradizionale «via ch’eccoli!» urlato o quasi bisbigliato ma ripetuto divenendo passaparola per preparare i ceraioli al dolce supplizio di «portare» finalmente il cero fino a macerare la carne delle spalle. Ed è stato così dal lontanissimo 1160 ogni 15 maggio.

La cittadinanza tutta si mobilita dopo essersi preparata per un anno intero. Un popolo, quello eugubino, che orgogliosamente rinnova l’atto di estremo omaggio al suo Santo Patrono Sant’Ubaldo. Infatti la Festa dei Ceri si celebra alla vigilia della morte dell’amato patrono avvenuta il 16 maggio 1160.

Gli eugubini di 859 anni fa, allora come ora, dimostrarono l’estremo amore per il proprio vescovo portando, in processione sino alla Cattedrale, i Ceri per mostrare la vicinanza ad Ubaldo che si trovava allora sul letto di morte. Quindi questa unica processione dei tre Santi: Ubaldo, patrono di muratori e scarpellini, Giorgio, protettore di artigiani e commercianti, Antonio per contadini e studenti.

Una processione che da quasi statica diviene vorticosamente fulminea. Macchine di legno con il manto di un Santo quale vessillo sfrecciano, sempre rispettando il loro ordine di partenza, per le stradine della cittadina e poi si inerpicano sulla strada imbrecciata che conduce al monte. E tutto questo vergato e statuito nelle pergamene degli Statuti delle Università degli Arti e dei Mestieri, immutati dalla loro composizione.

Una vera Festa, di tutti e per tutti. Ma quest’anno i compiti più rilevanti sono toccati a Fabio Tomassini e Ubaldo Stocchi, primo e secondo Capitano, Gianni Cambiotti, alfiere, Marco Tasso, trombettiere, Pietro Menichetti, Luca Bedini, Lucio Sollevanti, «Capodieci» rispettivamente di S. Ubaldo, San Giorgio e S.Antonio.

Una giornata dedicata dagli eugubini ad Ubaldo Baldassini, eugubino, diremmo oggi, Doc. Nominato da Papa Onorio II Vescovo di Gubbio, dopo aver rifiutato il Vescovato di Perugia. Uomo saggio, parco, mite ma determinatissimo, si era sempre distinto per l’amore per il popolo con il quale aveva da sempre un rapporto privilegiato e diretto. Gli eugubini ancora lo ricordano con rispettoso affetto e lo ringraziano anche per aver salvato la città di Gubbio ed i suoi abitanti dalla sicura distruzione ad opera di Federico Barbarossa che l’aveva cinta d’assedio.

E quindi la Festa. Il programma, sempre uguale a se stesso, comincia prestissimo con la sveglia dei tamburini delle 5 e 45, poi prosegue con il saluto di rispetto ai defunti attraverso la visita al cimitero per le 6 e tre quarti, prosegue con la messa nella Chiesetta dei Muratori alle 7.45.

Segue l’estrazione dal «bussolo» dei Capitani del 2021, quelli per la prossima edizione già si sanno e sono Eric Nicchi e Paolo Procacci. Seguono le sfilate dei ceraioli con i canti popolari, satirici e religiosi. Per le 11.30, in piazza Grande, l’«Alzata» e poi la «Mostra» per le vie della città. Nel pomeriggio la processione con la Statua di S.Ubaldo guidata per la seconda volta dal Vescovo Luciano Paolucci Bedini e l’uscita dalla Cattedrale alle ore 16.45. La benedizione dei Ceri e poco dopo l’inizio della Corsa vera e propria con l’arrivo sul Monte Ingino. Poi il ritorno delle statue dei Santi nella chiesetta dei Muratori per le 8 di sera.

Solo chi è cresciuto a Gubbio riesce a capire fin in fondo, a sentire quello sprone quasi vocazionale che viene generato dal popolo per il proprio conforto e beneficio. Una città, Gubbio, cinta da mura, coronata dalla Cattedrale, protetta dai monti che la circondano e accarezzata benevolmente da 859 anni dall’abbraccio di Ubaldo che la protegge da sempre.

Gli eugubini, tutti consapevoli, ringraziano organizzando questa celebrazione in onore dei loro Santi ma soprattutto di quel vescovo che da sempre è il loro fidato intercessore.

Lino Rialti

Lascia un commento