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Cosacchi in Friuli 1944-1945
un percorso per immagini

Enrico Folisi, Cosacchi in Friuli 1944-1945, Gaspari editore

 

L’insediamento di una consistente popolazione cosacca in Friuli tra l’agosto 1944 e il maggio 1945 è una circostanza poco nota in Italia. A raccontarla sono state soprattutto pubblicazioni di storia militare o case editrici legate al territorio. Nel suo interessante catalogo che annovera sia saggi di storia militare sia di storia locale, la Gaspari editore include due pubblicazioni dedicate ai Cosacchi. Il libro di Lorenzo Colautti «Ataman» e il recente Cosacchi in Friuli 1944-1945 un percorso per immagini realizzato da Enrico Folisi.

Cavalieri Cosacchi in Friuli. In copertina la banda cosacca fotografata a TolmezzoL’invasione tedesca dei territori dell’Impero sovietico cominciata il 22 giugno 1941 fornì ai molti popoli che avevano subito il duro tallone di Stalin l’occasione per tentare la strada dell’indipendenza. Fra di loro i Cosacchi del Don, del Kuban e del Terek che divennero tra i più fedeli alleati del Reich.

Nonostante siano ancora oggi considerati un simbolo del mondo russo, i Cosacchi, per la loro storia e la loro cultura devono essere considerati un gruppo etnico-culturale ben distinto dagli altri popoli slavi.

Nell’organizzazione tedesca dei territori slavi occupati i Cosacchi, così come i Baltici, i Tartari di Crimea, i Caucausici e in misura minore gli Ucraini, avrebbero goduto di una posizione privilegiata rispetto ai Bielorussi e ai Grandi Russi.

I Cosacchi avevano cominciato ad unirsi ai tedeschi fino dall’agosto 1941 quando un intero reggimento passò armi e bagagli alla Wehrmacht divenendo la «Kosakenabteilung 600» che, guidata dallo zarista Kononow, operò contro i partigiani bielorussi.

Allo stesso modo molto squadroni a cavallo (sotnias) entrarono in numero sempre maggiore a far parte di diverse unità militari germaniche.

Nel 1942 i tedeschi decisero di creare una grande formazione interamente cosacca che fu affidata al generale Helmuth von Pannwitz, noto per essere uno studioso e ammiratore del popolo cosacco.

Nell’inverno 1942-43 quando l’accerchiamento della 6a armata tedesca a Stalingrado e la massiccia controffensiva sovietica apriranno larghi varchi nella linea difensiva dell’Asse, von Pannwitz impiegò i suoi reparti cosacchi nel disperato tentativo di tappare le falle aperte lungo il fronte e organizzò poi l’evacuazione di migliaia di famiglie cosacche intenzionate a sottrarsi all’avanzata sovietica.

Si rese quindi necessario trovare una nuova terra per i Cosacchi. Squadroni a cavallo seguiti da colonne di civili con carri, cavalli e bestiame, marciarono verso ovest in un lungo esodo che toccherà la Bielorussia, poi nel 1943 la Jugoslavia e infine nel 1944 il Friuli.

L’Atamano Pjotr Krasnov

L'atamano Pjotr Krasnov in uniforme da ufficiale zaristaIn Bielorussia si erano uniti a loro i cosacchi zaristi in esilio tra i quali l’Atamano Pjotr Nikolajewitsch Krasnov eroe della resistenza contro i bolscevichi e scrittore di successo.

Il suo romanzo «Dall’aquila imperiale alla bandiera rossa», tradotto in molte lingue tra cui l’italiano, è una testimonianza della storia russa dall’inizio del regno dell’ultimo zar Nicola II (1894-1917) fino alla fine della guerra civile nel 1923.

Nel complesso le truppe cosacche raggiunsero la consistenza di 35mila uomini, che si batterono valorosamente fino all’ultimo giorno di guerra sia contro l’armata rossa nei Balcani sia contro le bande partigiane che sconfissero nei diversi territori che attraversarono.

Il libro di Enrico Folisi ripercorre velocemente le vicende belliche che videro protagonisti i Cosacchi e riporta il decreto con i quali i tedeschi riconoscevano l’autonomia politica e amministrativa al popolo cosacco nell’Europa orientale.

L’andamento negativo della guerra farà sì che l’Amministrazione centrale dell’Esercito Cosacco, con Krasnov, atamano generale in capo, e Pavlov e poi Domanov, comandanti sul campo, verrà localizzata nel Friuli. La regione, così come tutto il litorale adriatico, era stato occupata dai tedeschi dopo l’armistizio italiano dell’8 settembre 1943.

Kosakeland in Carnia

L'atamano Pjotr Krasnov con accanto il generale tedesco Helmuth von PannwitzLa Carnia, ribattezzata dai tedeschi «Kosakenland», divenne così la patria provvisoria del popolo cosacco nella quale si insediarono 13mila combattenti e 20mila civili. Ad essi si aggiunsero 7mila Caucasici della divisione «Montanari del Caucaso» e un piccolo contingente di georgiani.

L’impatto sulla popolazione civile italiana fu inevitabilmente traumatico soprattutto nelle prime settimane. Non mancarono violenze, casi di stupro, uccisioni e ruberie, inevitabili in una situazione «di emergenza» nell’ambito di un conflitto di così grande portata, ma tutto sommato relativamente contenute. La paura e la comprensibile preoccupazione dei friulani sono narrate in Cosacchi in Friuli 1944-1945 attraverso alcune testimonianze dell’epoca, di rilievo e spessore diverso.

Il 12 febbraio 1945 arrivò in Carnia l’Atamano Krasnov, con la moglie e tutto il suo stato maggiore. «Nei giorni successivi egli ricevette alti ufficiali, nobili e personalità della cultura cosacca che venivano ricevuti rispettando la rigida etichetta del periodo zarista «nel tentativo − scrive Enrico Folisi − di riportare in vita i fasti dell’ormai lontano mondo degli zar a cui Krasnov continuava a fare nostalgico riferimento».

Ma al di là «dell’etichetta» i valori della società cosacca restavano una società guerriera, ordinata seconda una gerarchia basata sul coraggio e sul sangue, sostenuta da un codice d’onore che aveva il suo cardine nell’idea stessa di fedeltà.

Sul piano militare i cosacchi combatterono infatti sempre valorosamente. Nello scenario italiano spazzarono via rapidamente le enclavi partigiane della Zona Libera del Friuli Orientale e della Repubblica Partigiana della Carnia.

L’illusione di aver trovato in Friuli una nuova patria era però destinata ad avere vita breve. Nella primavera del 1945, nel momento del crollo finale dell’Asse, i Cosacchi dovettero evacuare la Carnia per sfuggire all’avanzata degli Anglo-americani.

Si ritirarono ordinatamente verso l’Austria sconfiggendo ancora una volta le formazioni partigiane che tentarono di sbarrargli il passo e infine si arresero agli Inglesi.

I Cosacchi vittime di Yalta

Il generale Helmuth von Pannwitz passa in rassegna gli uomini della cavalleria cosaccaLi aspettava un triste destino. Gli alleati non li avrebbero considerati prigionieri di guerra ma, secondo quanto ottenuto da Stalin nella Conferenza di Yalta, sarebbero stati riconsegnati ai carnefici sovietici.

I cosacchi furono acquartierati in campi di raccolta tra i centri di Lienz e Oberrdrauburg. La loro consegna ai russi si protrasse fino alla metà di giugno, vista la resistenza attiva e passiva dei Cosacchi che costrinse gli Inglesi a farvi fronte anche con le armi.

Si tentò con la diplomazia, con gli appelli umanitari, con le suppliche ma non ci fu nulla da fare. Si verificarono tentativi disperati di fuga e ci furono molti Cosacchi che preferirono suicidarsi gettandosi nelle acque gelide del fiume Drava piuttosto finire in mano sovietica.

Complessivamente furono consegnati alla polizia militare sovietica 20.137 cosacchi e caucasici e alte 2.377 persone di presunta cittadinanza sovietica.

La gran parte degli ufficiali morirono nei campi in Siberia e solo un’esigua minoranza della popolazione cosacca riuscì, di fatto, a sopravvivere ai lavori forzati.

Quasi tutti i generali e gli Atamani furono uccisi, alcuni con teatrale e macabra procedura. Krasnov fu tenuto in prigione per un anno e mezzo. Dopo un rapido processo farsa per presunti crimini di guerra, il 17 gennaio 1947 fu impiccato nei sotterranei del carcere della Lubjanka di Mosca. L’Atamano settantottenne fu appeso per il mento ad un gancio di ferro, le mani legate dietro la schiena. La sua salma fu cremata e le ceneri vennero gettate in una fossa comune del monastero Donskoj.

Stessa sorte subirono anche gli altri capi cosacchi Andrej Škuro, Timofej Domanov, il generale caucasico Sultan Ghirey-Kitsch e il tedesco Helmuth von Pannwitz.

Von Pannwitz al momento della resa aveva voluto condividere la sorte dei suoi cosacchi e si era consegnato con loro agli inglesi. Non conosciamo la motivazione della sua consegna ai russi.

Nella sua scheda su Wikipedia si legge che il 23 aprile 1996 il presidente sovietico Boris Eltsin e il Military High Prosecutor di Mosca avrebbero riabilitato von Pannwitz, come vittima delle persecuzioni staliniane e concesso una pensione alla famiglia.

Vincenzo Fratta

 

 

 

Enrico Folisi
Cosacchi in Friuli 1944-1945
Gaspari, pp.95

 

 

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