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GIANFRANCESCO TURANO

Due uomini e una donna
in fuga da Pólemos

Gianfrancesco Turano, Pòlemos, Giunti Editore. Pericle parla agli Ateniesi

 

Nella mitologia greca Pólemos era il demone della guerra che percorreva furioso i campi di battaglia in particolare quelli insanguinati da una guerra civile. E Pólemos si intitola il nuovo romanzo dello scrittore Gianfrancesco Turano, edito da Giunti, ambientato nella prima fase della Guerra del Peloponneso, scoppiata nel 431 avanti Cristo tra Atene e Sparta.

Gianfrancesco Turano, Pòlemos, Giunti Editore. Generale SpartanoIl conflitto si concluse con l’affermazione della Lega peloponnesiaca guidata da Sparta e il declino della potenza di Atene. Tuttavia la lunga guerra durata 27 anni determinò un indebolimento generale della Grecia che ebbe come conseguenza la fine del modello politico delle città-stato.

Dopo un breve periodo di predominio della città di Tebe le antiche polis avrebbero infatti perso la loro influenza e sarebbero state assorbite dal nascente impero macedone.

Potenze di terra e di mare

Gianfrancesco Turano, Pòlemos, Giunti Editore. Principali campagne della Guerra del PeloponnesoForte della superiorità del suo esercito di terra, all’inizio della guerra Sparta aveva invaso l’Attica. La popolazione della regione si era però rifugiata all’interno delle Lunghe Mura che collegavano Atene con il porto del Pireo, facendone una fortezza che rendeva inutile ogni assedio.

Così mentre gli Spartani guidati da re Archidamo bruciavano i campi e saccheggiavano i villaggi, gli Ateniesi facevano valere il loro predominio sui mari assicurando il necessario approvvigionamento di viveri alla città e al tempo stesso portando continui attacchi alle coste del Peloponneso.

La peste ad Atene

Nel secondo anno di guerra ad Atene scoppiò la peste che decimò la sua popolazione. Ne morì anche Pericle, il grande leader democratico che aveva spinto per il conflitto, convinto di poter sancire con le armi la preponderanza della città sull’intero mondo greco.

Tuttavia gli Ateniesi, pur provati dall’epidemia, resistettero, facendo anche fronte ai primi tentativi di affrancamento delle città a loro soggette.

Mirrina, Procle e Milone

È questo il contesto nel quale si sviluppa Pólemos. Ma chi si aspettasse un racconto epico è destinato a rimanere deluso. Non sono questi i pregi del libro. La padronanza della storia e della letteratura greca che si sposa con la capacità di raccontare di Gianfrancesco Turano si concentra sull’introspezione psicologica dei protagonisti, con un’attenzione ai canoni dell’odierno «politicamente corretto».

Il romanzo ruota intorno a tre personaggi di Mirrina, Procle e Milone. La prima è un’adolescente ateniese in fuga dalla prigionia spartana. È fiera, scaltra, ansiosa di vendicarsi dei nemici che le hanno ucciso il padre.

Procle è un giovane guerriero con l’ambizione di combattere fra i ranghi degli spartiati, l’élite militare più temibile di tutto il mondo antico. Milone da Crotone è un commediografo in cerca di fama che proviene dalle colonie greche d’Italia.

Sono molto diversi tra loro, per le polis di appartenenza, per il loro vissuto e per le ambizioni che coltivano per il futuro. Ma sono destinati a fare fronte comune per superare i pericoli determinati dal conflitto e dalle sue ripercussioni tra le fazioni in cui si dividono le città alleate di Atene.

Dopo un lungo percorso i tre si ritroveranno insieme nella capitale dell’Attica, uniti da un legame talmente forte che relegherà in secondo piano tutto il resto. «Noi che siamo qui  – chiarisce Mirrina ai suoi compagni –, gli sviati, gli ospiti uno dell’altro, resteremo nella memoria di ognuno di noi fino alla fine dell’ultimo di noi».

Vincenzo Fratta

 

 

 

Gianfrancesco Turano
Pólemos
Giunti, pp.415

 

 

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