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UN LIBRO ALLA SETTIMANA/7

Evgenij Primakov,
Un mondo senza la Russia?

 

Nella settima puntata della sua video rubrica dedicata alla lettura Antonio Saccà ci parla del libro Evgenij Primakov, Un mondo senza la Russia? Le conseguenze della miopia politica, edito da Pacini, che illustra il punto di vista russo su alcune delle maggiori questioni della politica internazionale.

Con la fine della Guerra Fredda, il sistema delle relazioni internazionali parve destinato ad un definitivo assetto unipolare dominato dagli Stati Uniti, con una Russia ormai incapace di mantenere il ruolo di superpotenza globale e, forse, persino di preservare la propria integrità statuale. Dopo alcuni anni, però, la situazione è mutata e Mosca è progressivamente tornata a giocare un ruolo da protagonista sull’arena mondiale.

Evgenij Maksimkovič Primakov (Kiev, 29 ottobre 1929 – Mosca, 26 giugno 2015) è considerato una delle più importanti figure delle politica russa contemporanea. Nella sua lunga carriera è stato esperto di relazioni internazionali, capo dei servizi segreti esteri, Ministro degli Esteri nel 1996-98, Primo Ministro nel 1998-99 e infine presidente della Camera di Commercio di Russia.

La sua «dottrina della multivettorialità» delle relazioni internazionali è divenuta un pilastro della politica estera di Mosca. La lettura del suo libro, pubblicato in Italia da Pacini Editore nel 2018, illustra il punto di vista russo su alcune delle maggiori questioni della politica internazionale e con innumerevoli riferimenti alle vicende interne della Federazione. Dalla crisi in Kosovo alla guerra in Iraq del 2003, dalla minaccia dell’integralismo islamico ai non semplici rapporti fra Mosca e Washington fino al conflitto arabo-israeliano

«Sono convinto – scrive Evgenij Primakov – che la Russia sia lungi dall’idea di affermare il proprio ruolo nel mondo attraverso lo scontro con tutti e sbagliano quei politici occidentali che agiscono sulla base di tale visione. In ogni caso la fretta di quanti hanno cancellato la Russia dalla lista delle superpotenze, sottovalutandone la forza e le prospettive di sviluppo è stata frutto di incredibile miopia politica. La Russia rimane, anche dopo lo scioglimento dell’Urss, il Paese più esteso della Terra, nel suo sottosuolo si trova circa il 50% di tutte le risorse naturali del pianeta e, oltre a ciò, possiede uno straordinario potenziale intellettuale».

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