RILETTURE: IL FIUME DEI FIORI

Due fratelli tra vecchio
e nuovo mondo

 

Dopo il successo Equatore, sua opera di esordio vincitrice nel 2006 del premio Grinzane Cavour, la casa editrice Beat ripubblica Fiume dei fiori, il secondo romanzo storico dello scrittore portoghese Miguel Sousa Tavares.

Ambientato nel Portogallo e nel Brasile degli anni Trenta del Novecento, il libro, narrando la saga dei Ribera Flores, una famiglia di proprietari rurali dell’Alentejo, la vasta regione a sud di Lisbona, ricostruisce le vicende politiche dei due paesi, raccontando le abitudini di vita dei suoi abitanti, con uno sguardo agli avvenimenti del Vecchio Continente, avviato inesorabilmente verso il secondo conflitto mondiale.

Pedro e Diogo, i due figli del capofamiglia Manuel Custódio e di Maria da Glória, sono molto legati fra loro, ma con il passare degli anni le loro strade si dividono. Pedro, il più giovane, ama la terra dove è nato e la tenuta di Valmonte della quale si occupa. È anticomunista, ammira il governo Salazar, e alla scoppio della guerra civile spagnola non esiterà ad arruolarsi come volontario straniero tra i nazionalisti.

Al contrario Diogo, il primogenito, è di idee liberali e critico dei governi autoritari che si vanno formando un po’ in tutta Europa e nello stesso Brasile. Pur amando il luogo dove è nato, se ne sente soffocato. Cercando di evadere dalla provincia alentejana, va avanti e indietro dalla capitale Lisbona. Quando anche questa gli diverrà stretta, tenterà allora di placare la sua ansia di novità, volando a Rio de Janeiro, con il viaggio inaugurale dello Zeppelin Hindembug, il primo dirigibile in grado di varcare l’Oceano senza scalo.

La ricostruzione storica che Sousa Tavares fa dei «due mondi», il Vecchio e il Nuovo, è attenta e minuziosa, rendendo il libro molto interessante al di là degli stessi intrecci che vedono coinvolti i protagonisti. Qualche concessione alla vulgata storica post Seconda guerra mondiale è inevitabile, ma non inficia il valore del romanzo.

Vincenzo Fratta

 

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