LA CADUTA DEL CIELO

Davi Kopenawa
parla

 

«Vorrei che i Bianchi la smettessero di pensare che la nostra foresta è morta e che si trova lì senza motivo. Vorrei far loro ascoltare la voce degli xapiri che vi giocano instancabilmente danzando sui loro specchi scintillanti. E magari, chissà, forse vorranno difenderla con noi?».

Queste le parole di Davi Kopenawa, sciamano e portavoce della cultura ancestrale della foresta dell’Amazzonia brasiliana. Parole raccolte, assieme a molte altre, dall’antropologo Bruce Albert che di Kopenawa ha raccolto i pensieri e ne ha tracciato la biografia, dando vita a un libro monumentale, La caduta del cielo. Parole di uno sciamano yanomami. Mille pagine – un lavoro durato dieci anni – su cui scommette con un’ardita operazione editoriale la casa editrice Nottetempo.

Kopenawa traccia un indimenticabile quadro della cultura yanomami nel cuore della foresta pluviale – un mondo in cui l’antica conoscenza indigena combatte con gli interessi mercantili. Kopenawa è anche uno sciamano, che decide di farsi paladino del suo popolo denunciando la repressione culturale che esso ha subìto e denunciando la degenerazione della società industriale occidentale, dominata dal «Popolo della merce».

Gli Yanomami costituiscono una società di cacciatori-raccoglitori che abitano nella Serra Parima, un territorio di 230mila Km2 situato nell’estremo nord dell’Amazzonia, per la gran parte ricadente negli Stati brasiliani di Roraima e Amazonas e per la restante nel sud del Venezuela. In Brasile la Terra Indígena Yanomami, riconosciuta legalmente come tale nel 1992, si estende per 96.650 Km2 ossia una superfice leggermente superiore a quella di paesi europei come il Portogallo, l’Ungheria o l’Irlanda. Conta una popolazione di circa 21.600 individui suddivisi in circa 260 gruppi locali.

L’etnologo francese Bruce Albert, che vanta una lunga permanenza fra gli Yanomami iniziata nel 1975 e una stretta amicizia cementata negli anni con Davi Kopenawa, ha raccolto la sua biografia-manifesto, narrandone anche le peripezie che hanno un sapore epico. Alla fine degli anni Ottanta le recrudescenze sempre drammatiche della caccia all’oro costarono la vita a oltre mille membri della comunità yanomami, e spinsero Kopenawa a esporsi in prima linea in difesa delle terre del suo popolo, attraverso campagne in giro per l’Europa e per gli Stati Uniti. Solo nel 1992 arrivò finalmente il riconoscimento legale della Terra Indigena Yanomami da parte del governo brasiliano. Oggi, con Bolsonaro al potere, è lecito attendersi una restrizione delle protezioni della foresta così faticosamente acquisite dagli indigeni.

Il libro è organizzato in tre parti. La prima (Divenire e altro) è dedicata alla vocazione sciamanica e all’iniziazione di Kopenawa, attraverso l’ascolto degli anziani. La seconda (Il fumo del metallo) racconta dell’incontro con i Bianchi, dall’arrivo dei primi missionari all’apertura della strada trans-amazzonica Perimetral Norte e si conclude con la sanguinaria irruzione dei cercatori d’oro. La terza parte (La caduta del cielo) ricostruisce le tappe della battaglia intrapresa da Kopenawa in difesa del suo popolo e sfocia in una profezia sulla morte degli sciamani e la fine dell’umanità.

«Tutti gli sciamani periranno. Così, se nessuno di loro sopravvive per trattenerlo, il Cielo crollerà». Compito degli sciamani è infatti quello di impedire che il cielo cada sulla terra, usano i loro poteri per assicurare che la caccia vada bene, curano le malattie degli uomini e cacciano gli spiriti negativi. Gli sciamani danno ordini al sole, e affidano messaggi agli spiriti perché parlino con la luna.

Vincenzo Fratta

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