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La suggestiva tradizione
del Cantamaggio di Terni

Il 21 maggio a Terni è tornato a sfilare il Cantamaggio

 

Dopo due anni di stop dovuto alla pandemia di Covid, i carri allegorici del Cantamaggio e le loro canzoni in vernacolo sono tornati a sfilare per le vie di Terni.

Il 21 maggio a Terni è tornato a sfilare il CantamaggioIn genere, la sfilata avviene nella serata fra il 30 aprile ed il 1° maggio, quest’anno invece si è scelto di effettuarla il 21 maggio, al culmine di diversi giorni di iniziative, mentre la premiazione è avvenuta il 22, seguita da uno spettacolo-tributo a Raffaella Carrà nella centrale piazza Europa. I ternani, legatissimi a questa usanza, si sono riversati nelle strade cittadine per festeggiare allegramente il suo ritorno.

Si tratta di una vera e propria gara fra i quartieri e i borghi che presentano i carri ed una canzone, la quale entra anch’essa nel meccanismo competitivo, oggetto di un concorso a parte.

Una commistione di rituali

Il 21 maggio a Terni è tornato a sfilare il CantamaggioHa origini antichissime, rifacendosi addirittura ai riti stagionali pagani che celebravano il ritorno della primavera e la forza della Natura che ha sconfitto l’inverno. Stiamo parlando, in effetti, di una commistione di rituali.

Il primo, caratteristico di quasi tutti i Paesi europei, secondo quanto afferma James Frazer nella celebre opera antropologica «Il ramo d’oro», prevedeva il dono, da parte dei giovani maschi, di rami fioriti alle fanciulle, accompagnato da canti propiziatori al corteggiamento e alla fertilità.

In Umbria esso si trasformò in molti modi, fra cui l’omonimo Cantamaggio realizzato nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio da comitive ambulanti, generalmente maschili, che compivano giri di questua, fermandosi di casa in casa per cantare il maggio, cioè una sequenza di stornelli a saltarello con i quali, dopo aver richiesto il permesso di cantare, annunciavano l’arrivo del nuovo mese, ricevendo in cambio cibarie (specialmente uova).

Un altro rito era quello del taglio dell’albero, solitamente un pioppo, trasportato in maniera quasi sacrale nel luogo simbolo della comunità (per esempio, il centro del villaggio) e innalzato dopo appropriate operazioni di lavorazione ed abbellimento.

Questo rituale si è modificato nel corso dei secoli e, laddove è rimasto, presenta grandi differenze da zona a zona, essendo la base, per esempio dei Ceri processionali di Gubbio.

Gli antichi «Floralia»

A maggio i romani celebravano Flora, la dea della fioritura, dei giardini e delle spighe di granoNell’antica Roma, invece, fra il 28 aprile e il 3 maggio si celebravano i «Floralia», in onore della dea Flora, antica dea italica della vegetazione rinata: feste allegre e divertenti, anche impudiche, che si tenevano dove oggi sorge il Roseto Comunale.

La necessità di solennizzare l’arrivo della bella stagione non si perse nemmeno dal Medioevo in poi, quando si organizzavano dei tornei ed il vincitore (che simbolicamente rappresentava la luce che trionfa sulla morte) poteva sposare la damigella per cui aveva combattuto.

Fu il regime fascista, nel 1927, a disciplinare e regolamentare la sfilata dei carri ternani ed il concorso sonoro, dopo che, alla fine dell’Ottocento, il poeta ternano Furio Miselli aveva cominciato a riesumare le antiche usanze, girando per le campagne con albero e carretto proprio la sera del 30 aprile.

Nel corso di più di cento anni di storia, il Cantamaggio ha continuato a subire varie trasformazioni: dal carretto dei suonatori trascinato dal somarello, ai camioncini con sopra le «comitive», ai rimorchi trainati da trattori, i «Carri di maggio» sono passati da oggetti di «trasporto cantori» a veri e propri soggetti festivi, dotati sempre più di una loro autonomia rispetto alla musica: più grandi, belli e ricchi.

Proprio per tenere viva la tradizione coinvolgendo le nuove generazioni, il 30 aprile hanno avuto luogo sia la mini-manifestazione «Maggiaioli non si nasce… si diventa», sfilata dei mini-carri realizzati dalle scuole dell’infanzia di Terni per le vie del centro città, che l’inaugurazione dell’Albero del maggio in piazza Europa grazie all’impegno dei ragazzi dell’Ipsia.

Sei carri in concorso

Il 21 maggio a Terni è tornato a sfilare il CantamaggioQuest’anno, i carri in concorso sono stati sei. In ordine di sfilata: «Caciara maggiarola», del gruppo Gli innamorati del Cantamaggio di Casali-Papigno; «Il Museo maggiarolo» del gruppo Pallotta-Polymer-Sabbione; «Lu carru de li ricordi» del gruppo di San Giovanni; «Un viaggiu de speranza», a cura del gruppo maggiaiolo dei Giovani arronesi; «Na botta… de primavera», del gruppo artistico Riacciu, e l’immancabile carro fuori concorso dal titolo eloquente: «Se magna», da cui i benemeriti volontari de Lu Riacciu (sempre loro) hanno distribuito al pubblico,  secondo la tradizione, le penne alla ternana fumanti.

Due carri, «Il Museo Maggiarolo» e «Lu carru de li ricordi», hanno sviluppato il tema della memoria e del folclore, con rimandi ai Cantamaggio passati e ad ambientazioni campagnole (il vecchio fontanile, il contadino, il covone di fieno), oppure rifacendosi alla storia sportiva della città, al motociclista Libero Liberati, il Cavaliere d’acciaio, e al 1972, l’anno della promozione in serie A della Ternana, la squadra di calcio amatissima dai suoi tifosi.

«Caciara maggiarola» ha voluto rappresentare la gioia e la sfrenatezza di ritrovarsi liberi da un’epidemia che ha impedito la socializzazione ed il gioco, e non a caso sono stati raffigurati dei bambini intenti a divertirsi in mezzo ai fiori. Anche «Na botta…de primavera» festeggia il ritorno della vita dopo il freddo ed il buio invernale.

Il veliero spinto da Eolo

Il 21 maggio a Terni è tornato a sfilare il CantamaggioIl vincitore è stato «Un viaggiu de speranza», con un’articolata e simbolica rappresentazione che mette l’accento sulla necessità di avere fiducia e amare la natura e la vita. Sul carro più grande di tutti quelli in gara, un veliero, condotto da un equipaggio di giovani speranze, è aiutato da Eolo ad arrivare su una sperduta isola nel tentativo di salvare il pianeta Terra minacciato da Medusa, simbolo dell’odio e del male. Per fortuna arriva Poseidone, dio del mare, a soccorrere i giovani, a dare appunto speranza.

Il trionfatore del concorso delle canzoni in vernacolo, per la categoria testi legati al carro, è stato «Un carro de ricordi».

Partecipare al Cantamaggio ternano è dunque un’occasione per vivere una festa allegra e spensierata, erede di antiche tradizioni, che devono essere mantenute vive perché sono il nostro patrimonio passato, presente e anche futuro. Al prossimo anno!

Susanna Ribeca

 

 

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