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Tre film da Oscar che esaltano il capolavoro letterario

Compie 20anni il Signore degli Anelli di Peter Jackson

 

Il 19 dicembre 2001 negli Stati Uniti e il 18 gennaio 2002 in Italia usciva nelle sale La Compagnia dell’Anello primo film della trilogia de Il Signore degli Anelli del regista Peter Jackson.

Il regista della trilogia de 'Il Signore degli Anelli' Peter JacksonLa Compagnia dell’Anello, primo dei tre libri del capolavoro fantasy di J.R.R. Tolkien Il Signore degli Anelli racconta la prima parte del viaggio di Frodo (Elijah Wood) per distruggere l’Anello e liberare così la Terra di Mezzo dalla minaccia del malvagio Sauron.

Ad esso sarebbero seguiti Le due Torri (2002) e Il ritorno del Re (2003). Nel 2012 e negli anni a seguire Peter Jackson avrebbe portato sul grande schermo, anch’esso diviso in tre pellicole, un’altra opera di Tolkien Lo Hobbit.

Nel prossimo settembre dovrebbe arrivare in Tv una serie ispirata al mondo dello scrittore inglese, alla quale Amazon Prime Video sta lavorando dal 2017. Si tratta di storie ambientate in un’Era precedente alle vicende narrate nell’Hobbit e nel Signore degli Anelli.

Quando uscì La Compagnia dell’Anello ci si rese subito conto di essere di fronte a qualcosa di mai visto prima che avrebbe cambiato la storia del cinema. La trilogia ebbe un budget complessivo di 281 milioni di dollari ed una lavorazione durata otto anni di lavoro totale. Ancora oggi è da annoverare tra i progetti hollywoodiani più ambiziosi di sempre.

Molte sono le curiosità che sono girate intorno alla complessa trasposizione cinematografica dell’opera tolkeniana che è riuscita ad affascinare gli spettatori senza deludere i milioni di lettori dei libri del professore inglese. Ripercorriamone alcune.

«Piazza pulita» agli Oscar

La trilogia Il Signore degli Anelli rimane la saga più premiata di sempre agli Oscar, con la bellezza di 30 candidature e un totale di 17 vittorie, superando anche la saga del Padrino e quella di Star Wars.

Nel 2002 La Compagnia dell’Anello ha vinto un totale di 4 Oscar su 13 nomination: miglior fotografia, il miglior trucco, i migliori effetti speciali e la miglior colonna sonora.

Le Due Torri nel 2003 ne ha vinti 2 su un totale di 6 nomination: per i migliori effetti speciali e per il miglior montaggio.

Infine, alla cerimonia degli Oscar del 29 febbraio 2004 Steven Spielberg nell’annunciare l’undicesimo premio assegnato gridò «E l’Oscar va a … È piazza pulita per Il Signore degli Anelli: Il Ritorno del Re!».

Il capitolo finale della saga riscrisse quella statistica affettuosamente denominata «il record della piazza pulita»: con 11 vittorie su 11 nomination, superando Gigi (1958) e L’ultimo imperatore (1987), che avevano ottenuto 9 vittorie su 9 nomination ciascuno.

Ma non solo, premiato con 11 statuette, tra i famigerati record del Il ritorno del Re c’è anche il primato per il maggior numero di vittorie in una singola edizione condiviso fino ad allora da Ben-hur e Titanic. Ed è, inoltre l’unico sequel, oltre a Il Padrino: Parte II, ad aver vinto il premio come Miglior Film.

Il Signore degli Anelli: Viggo Mortensen è Aragorn

Il casting di Aragon

Il casting della saga fu in generale piuttosto complicato: per Aragorn vennero contattati Nicolas Cage e Daniel Day-Lewis, che rifiutarono.

Viggo Mortensen si è unito al film a riprese già iniziate, ed era inizialmente titubante ad accettare il ruolo. Non aveva mai incontrato prima il regista Peter Jackson, né aveva mai letto il libro di J.R.R. Tolkien. Lo fece per accontentare il figlio undicenne, Henry Mortensen grande fan dei libri.

Jackson aveva pensato a Russel Crowe nel caso in cui Mortensen rifiutasse la proposta. «Abbiamo inviato a Crowe una sceneggiatura e lui l’ha letta ed è rimasto affascinato», ha raccontato Peter Jackson detto Jackson.

«Ricordo di aver ricevuto la telefonata dal suo agente per dirmi che aveva appena finito un altro film in cui portava una spada e un’armatura: Il Gladiatore! Russell era lusingato, ma aveva altri film in cui era impegnato e ovviamente non avrebbe funzionato».

Viggo dimostrò un notevole stoicismo sul set girò, infatti, tutte le scene anche quelle più pericolose senza controfigure.

«Mortensen ha perso metà dente durante una sequenza di combattimento ed ha insistito per applicare la supercolla per risolvere la situazione e continuare a lavorare» ha ricordato il collega Elijah Wood in una intervista.

Inoltre l’attore ha girato tutte le scene con una spada di acciaio invece che una ricoperta in gomma come altri membri del cast. Bob Anderson, il capo spadaccino, ha definito l’attore il miglior spadaccino che avesse mai allenato.

Il Signore degli Anelli: Orlando Bloom interpreta l'elfo Legolas

L’arco e le frecce di Orlando Bloom

Proprio come Viggo Mortensen, che si è allenato a tirare di scherma con una vera spada, anche Orlando Bloom prima dell’inizio delle riprese ha passato due mesi ad imparare a maneggiare arco e frecce.

Altra curiosità su Orlando Bloom: si era presentato ai casting per il ruolo di Faramir ma venne invece richiamato per il ruolo di Legolas due giorni prima che l’attore finisse il suo percorso di studi alla Scuola di Arte Drammatica.

Sean Connery non volle essere il mago

«Non ho mai capito lo script. Ho letto il libro, ho letto la sceneggiatura, ho visto il film, ma continuo a non capirlo. Sarei stato interessato a svolgere un ruolo non compreso appieno, ma non per 18 mesi e 3 film» ha affermato l’attore.

Se Connery avesse accettato il ruolo di Gandalf, affidata poi a Sir Ian McKellen, avrebbe ricevuto 30 milioni di dollari più il 15% degli incassi al botteghino: per darvi un’idea, l’intera trilogia ha incassato circa 3 miliardi di dollari in tutto il mondo.

Tirando le somme Sean Connery, accettando il ruolo di Gandalf, avrebbe guadagnato circa 450 milioni di dollari.

Il Signore degli Anelli: le regine degli elfi Cate Blanchett-Galabriel e Liv Tyler-Arwen

L’ardua scelta delle donne

Il cast femminile della trilogia venne pesantemente influenzato dalle gravidanze delle possibili attrici. Inizialmente la parte di Arwen doveva andare a Uma Thurman e quella di Galadriel a Lucy Xena Lawless che furono costrette a rifiutare dopo essere rimaste incinte prima dell’inizio delle riprese e al loro posto vennero prese Liv Tyler e Cate Blanchett.

Il tatuaggio in elfico

La curiosità che però maggiormente riguarda quasi tutti i nove attori della Compagnia dell’Anello è quella del 9 in elfico che Elijah Wood, Sean Astin, Dominic Monaghan, Billy Boyd, Sean Bean, Viggo Mortensen, Orlando Bloom e Ian McKellen si sono fatti tatuare alla fine delle riprese. L’unico che si è rifiutato è stato John Rhys-Davies ma ha mandato al suo posto la propria controfigura.

Il direttore Peter Jackson, invece, che con la sua tenacia si è battuto per realizzare un produzione titanica, ancora ad oggi tra quelle con i profitti più alti nella storia del cinema, ha invece scelto il numero elfico che sta per 10 come tatuaggio ricordo.

La prima volta di un «finale senza finale»

La compagnia dell’anello, film di esordio della trilogia, è stato la prima grande pellicola ad avere un finale senza finale.

Per la prima volta il pubblico cinematografico avrebbe dovuto aspettare i film seguenti per sapere il finale di una storia che è un unicum e non un susseguirsi di episodi. Un vero azzardo vent’anni fa.

Il discorso di Sam

E concludiamo con le parole del famoso discorso di Sam, tuttora quotidianamente condiviso da milioni di persone su internet, che riflettono proprio sul conoscere il proprio «destino»: È come nelle grandi storie, padron Frodo. Quelle che contano davvero. Erano piene di oscurità e pericoli, e a volte non volevi sapere il finale, perché come poteva esserci un finale allegro?

Come poteva il mondo tornare com’era dopo che erano successe tante cose brutte?

Ma alla fine, è solo una cosa passeggera… anche l’oscurità deve passare. Arriverà un nuovo giorno, e quando il sole sorgerà sarà ancor più luminoso. Quelle erano le storie che ti restavano dentro…

E Il Signore degli Anelli è una di quelle storie che restano dentro.

Angela Alizzi

 

 

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