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Un contributo in attesa
di un lavoro che non c’è

 

«Abbiamo abolito la povertà» diceva Luigi Di Maio. Asserzione importante, quanto falsa e superficiale. La povertà non si combatte con l’elemosina o con una «paghetta». In effetti il «reddito di cittadinanza» doveva essere un contributo in attesa di una collocazione nel mondo lavorativo.

Peccato che il lavoro non ci sia, che le aziende stiano chiudendo e l’economia sia in agonia e che questo contributo sia stato concepito ed elargito in modo «discutibile».

Peccato che questa misura a sostegno dei poveri, sia diventato un costo «inutile e la nostra insopportabile» per il bilancio dello stato.

Peccato che le risorse non vengano utilizzate per creare il lavoro, per aiutare veramente chi ha voglia di mettersi in gioco, per aiutare chi già un’impresa c’è l’ha.

Peccato che si usi lo «spauracchio» dell’evasione, attribuendo lo stesso peso a evasione fiscale, elusione, difficoltà e carenza di liquidità e persino ai tentativi di «sopravvivenza»

Eppure basterebbe tanto poco: meno imposte dirette e indirette, meno burocrazia.

Ma torniamo a Di Maio, cosa possiamo chiedere a questo signore che non sa cosa significhi essere poveri, e che, forse, non sa cosa significhi «lavorare»?

Certo non possiamo addossargli tutte le colpe, del resto abbiamo un intero pianeta in difficoltà economica e fosse solo questo!

Sorge il dubbio che le colpe siano da addossare soprattutto degli elettori che, disperati, non riescono a scegliere serenamente i loro rappresentanti.

Ma sono anche dei partiti o movimenti politici che siano, che non riescono a individuare persone preparate e capaci, proprio quello che serve a un Paese indebitato sino all’osso e precipitato in un baratro dal quale sarà difficilissimo risalire.

Disperazione, povertà, suicidi, degrado sociale, questo è quello che ci circonda e che emana un olezzo maleodorante che respiriamo ogni giorno e che ogni giorno ci condiziona di più e annebbia le nostre menti.

Intanto nascono movimenti «spontanei» come le «sardine» o sui social come «i pinguini»,

Democrazia, ma anche no! Per averla appieno bisogna essere veramente «liberi» e noi non lo siamo, purtroppo.

Ernesta Cambiotti