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OLIO DI OLIVA

La produzione olivicola del 2022
cala anche in Italia

Nel 2002 cala anche in Italia la produzione di olio di oliva

 

La produzione mondiale di olio di oliva, nell’annata 2022, è stata influenzata negativamente da fattori climatici anomali come siccità, ondate di calore prolungate con conseguente stress delle piante e dei relativi apparati radicali, determinando un raccolto limitato, in molte aree, in termini quantitativi.

Olivi in MoliseNazioni produttrici dell’Europa occidentale e del Nord Africa colpite da siccità molto forte e da ondate di caldo prolungate hanno riportato sostanziali cali di produzione.

Rimane forte la produzione in Spagna con poco più di un milione di tonnellate di olio prodotto che permette agli iberici di rimanere primo produttore mondiale anche se con produzioni in forte calo.

Il quadrante orientale dell’areale mediterraneo ha visto invece raccolti record in parte dovuti alle piogge intervenute durante l’invaiatura e alle miti temperature primaverili e autunnali.

L’Italia scavalcata dalla Grecia

Analizzando i dati dei principali paesi produttori si stima, in attesa dei dati definitivi, che solo gli olivicoltori greci supereranno le rese dell’anno scorso. La Grecia, così, raggiungerà circa 300mila tonnellate di olio prodotto, occupando il secondo posto tra i produttori mondiali, posizione precedentemente appartenuta all’Italia.

In Italia la produzione nella campagna 2022/23 è stimata in 208mila tonnellate, che vedranno scendere il Bel Paese dal secondo al terzo posto nella classifica dei produttori di olio mondiali.

Nell’ultima annata di forte calo della produzione nazionale di olio di oliva (circa il -30% a causa soprattutto della siccità), si segnala il dato della Campania che ha mantenuto invariata la sua produzione.

Le cause del forte calo produttivo possono essere individuate sia nell’abbandono di molti terreni olivetati, soprattutto nelle aree interne, sia nei cambiamenti climatici che stanno caratterizzando in maniera negativa la produzione.

Nelle regioni del Centro-Sud, dove c’è il grosso della produzione olivicola, si sono verificati, in base a dati Ismea, cali di produzione di olio extravergine d’oliva anche superiori al 50%, come avvenuto in Puglia. Un calo determinato sia dall’annata generale di scarica ma anche pesantemente favorito dai forti caldi di giugno che hanno compromesso la fase di fioritura.

Costi in crescita di energia e concimi

Altro grave problema, stando ai calcoli di ColdirettiUnaprol, che ha caratterizzato la fase di produzione è stata l’esplosione dei costi dell’energia cosi come il +170% del costo dei concimi ed il +129% per il gasolio nelle campagne.

Essendo i produttori di olio, attraverso la gestione dei loro terreni, presidi di un territorio che va difeso è necessario garantire un adeguato passaggio generazionale e fornire le opportune conoscenze tecniche-agronomiche.

Inoltre l’olio extra vergine di oliva aiutando a prevenire le malattie cardiovascolari e il cancro oltre a garantire una corretta gestione e conservazione del paesaggio agrario permette anche di garantire una migliore salute del consumatore.

La filiera olivicola con la connessa produzione di olio extravergine va considerata, pertanto, come testimonial di un territorio e di uno stile alimentare e come tale va difesa e va incentivato l’incontro tra produttore e consumatore al fine anche di disincentivare le numerose contraffazioni presenti in particolare nella Grande Distribuzione Organizzata (Gdo) con la presenza di prodotti a prezzi molto bassi e di scarsa qualità.

Stefano Chirico

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