ATTACCO AI PROFESSIONISTI

L’elogio dell’ignoranza
del senatore Dessì

Il Bonus 600 euro per i professionisti non piace al senatore pentastellato Emanuele Dessì

 

È uno scivolone che lascerà il segno, quello del senatore pentastellato Emanuele Dessì contro il bonus 600 euro ai professionisti! In un momento così difficile e pieno di sofferenza non trova nulla di meglio da fare che insultare, chi il pane se lo guadagna, lavorando.

Se la prende con i professionisti che hanno presentato la domanda per il bonus di 600 euro, lo fa con un post sul suo profilo Facebook Emanuele Lele Dessì: «Solo oggi mi rendo conto che ho fatto bene a non studiare da ragazzo. Invece di stare addosso ai libri mi sono divertito e ho girato un po’ il mondo. Tanto mi pare di capire, sarei stato in ogni caso un morto di fame… Anche se fossi diventato notaio».

Il povero senatore non sa che i professionisti, come tutte le Partite Iva, lavorano, lottano e sudano per guadagnarsi da vivere. Non sa che avere uno studio professionale vuol dire sostenere delle spese certe e puntuali. Vuol dire studiare e aggiornarsi ogni giorno per dare supporto a imprenditori, autonomi, cittadini che, a volte, non pagheranno la prestazione.

Non sa, che a volte, come nel caso dei commercialisti, lo Stato scarica proprio sui professionisti, incombenze e responsabilità e tutto questo ha un costo che spesso non viene riaddebitato ai clienti, già troppo vessati, come tutti, del resto.

Non sa che bisogna fare la «gavetta», che ogni giorno è un giorno di lotta per non affogare in un mare di burocrazia e normative incomprensibili, alimentato proprio da chi, dovendo rappresentare tutti, forse doveva studiare o approfondire un po’ di più.

A soffrire sono i più giovani, avvocati, ingegneri, commercialisti… notai, ma in questa che poteva essere la coda di una crisi economica endemica, stanno finendo tutti e tutti avranno un cappio al collo che si stringerà sempre di più, fino a soffocarli.

Ci pensa il collega Renzo Amanzio Regni, un dottore commercialista di Gubbio in provincia di Perugia a inviare una letterina via mail al senatore Emanuele Dessì sul tema del bonus 600 euro. Proprio a Gubbio si dice «ce senti o sei sordo?».

Ernesta Cambiotti

La replica ad Emanuele Dessì del dottor Renzo Amanzio Regni

Caro Senatore, Le scrivo perché sono venuto a conoscenza, dato che non frequento i social, delle Sue esternazioni con riguardo al provvedimento dei 600 euro, introdotto da un decreto legge che il Governo a cui Lei stesso fa riferimento ha emanato nei giorni scorsi.

Altrimenti non lo avrei mai fatto, tale è l’allergia che ho nei confronti di politici, di qualsiasi schieramento dal momento sin dall’inizio della mia professione (1988) ne ho biasimato l’etica e la coerenza.

Naturalmente non La disturbo per questionare sulla bontà o meno del provvedimento (scritto, mi lasci dire, con un pressapochismo da studente  bocciato al primo esame  di economia), quanto dallo stupore che mi attanaglia nell’apprendere certi epiteti da parte di un Senatore della Repubblica Italiana, un Senatore del mio paese, dove sono nato, vivo e lavoro con appena  trentadue anni di professione alle spalle (per Sua sfortuna sono un dottore commercialista e non troverà la mia domanda negli antidiluviani archivi dell’Inps).

Usando la parola «morti di fame» per coloro che hanno inviato e/o ricevuto l’obolo dei 600 euro mi aiuta a comprendere non tanto quanto siate lontani dal mondo reale, dalla quotidianità, dai problemi economici e sociali con cui stiamo convivendo, ma quanto siate lontano dal rispetto per gli altri, e soprattutto nei confronti di chi fatica non poco a ritagliarsi uno spazio «vitale» all’interno di una professione, ove guadagnare con il lavoro e l’aggiornamento continuo la fiducia dei clienti, e soprattutto la loro solvibilità oggi significa lottare per un traguardo che sembra sempre più lontano.

Ma giustamente, Lei che ne sa? Ha detto bene… invece di stare addosso ai libri si è divertito e ha girato un po’ il mondo. Sarebbe stato un morto di fame, ugualmente.

Perfetto. La Sua ipotetica e apparente similitudine mi induce, suo malgrado, ad usare la proprietà transitiva, concetto suppongo a Lei poco noto per i già dichiarati trascorsi scolastici.

Stando poco sui libri non sarà stato certo tra i primi della classe e quindi giustamente annoverabile, come si chiamavano ai miei tempi, tra i «somari»; poi ha detto che ha girato il mondo; quindi, se non era un trasfertista, suppongo che poco ha lavorato, e se lo ha fatto ha probabilmente usato l’abito scuro: un «curriculum vitae», mi lasci dire, non certo edificante: un somaro che neanche ha lavorato si permette di chiamare il popolo che ha il mandato di rappresentare «morti di fame».

Lei rappresenta il tipico esempio del terzo stadio dello Stato di Platone. Se lo vada a studiare. Non Le farà male. Grato per l’attenzione

Renzo Amanzio Regni

Gubbio, 17 aprile inviata per email

2 commenti

  1. Eduardo tarsitano in 20 Aprile 2020 il 10:13

    Il dr. Regni ha cercato di far ragionare un asino quando questo , portato alla sorgente per bere , viene preso a calci e bastonate perché non vuole bere . Che fa in questi casi l’asino ? ” Raglia ” Così fa il Senatore . Quindi , Caro dr. Regni non perdere tempo a spiegare qualcosa all’asino di turno , oggi rappresentato da questo pseudo senatore , perché non ne vale la pena non essendovi alcuna speranza di modificarlo in megiio

  2. Enricogeko in 24 Aprile 2020 il 19:26

    Questo ignorante buffone non poteva altro che avere il proprio futuro in parlamento

Lascia un commento