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Dietro la cessione dei dipendenti
un’azienda allo sbando

Cosa succede in Bnl dopo la cessione di 856 lavoratori

 

L’interesse suscitato dall’articolo I francesi smantellano la Bnl e aprono alle società d’oltralpe e dal pezzo comparso su The Post Internazionale ci ha spinto ad approfondire quanto sta avvenendo nella ex Banca di via Veneto.

Il palazzo della Bnl in via Altiero SpinelliDopo l’uscita di scena del presidente Luigi Abete e del responsabile delle relazioni industriali Roberto Quinale, alla quale è seguita l’immediata «fuga» del suo sostituto, la neo direzione del personale e gli stessi sindacati si sono trovati a gestire, in maniera maldestra, l’espulsione di 836 dipendenti dal perimetro aziendale, attraverso delle spregiudicate operazioni di «cessione di rami» di azienda.

Il sindacato interno delegittimato

Per la prima volta la trattativa non è stata gestita dal sindacato interno ma sono stati paracadutati in Bnl i responsabili nazionali delle varie organizzazioni, delegittimando così i loro quadri aziendali fino al punto di defenestrare, in modo traumatico, lo storico coordinatore della Fabi, Luigi Mastrosanti.

Quasi tutti i Segretari Nazionali non avevano il polso della situazione ed alcuni sembravano pensare più alle proprie attività private (leggi: gestione di terreni di curati compiacenti su cui realizzare campi di padel) più che ai destini dei dipendenti Bnl che stavano per finire nelle scatole vuote create per loro da Capgemini ed Accenture.

Dietro le quinte un «advisor» esterno

Il presidente della Bnl Andrea Munari con alle spalle il consulente misteriosoNel campo aziendale le redini della trattativa pare siano state tirate e continuano ad esserlo da un consulente esterno invocato dal neopresidente Andrea Munari. Si sono letti sulla stampa attacchi alla precedente gestione del personale e delle relazioni industriali, rispetto ai quali ci si aspettava una ferma replica di Bnl. Nulla invece si è mosso dietro i vetri specchiati del palazzo di via Spinelli e anzi si è registrato un mal celato spirito di compiacimento.

Non a caso l’autorevolezza della dirigenza Bnl è da qualche mese in caduta libera. Per la prima volta nel consiglio nazionale di dicembre 2021 del sindacato maggiormente rappresentativo nel settore del Credito, i nuovi dirigenti della Bnl non sono stati invitati a prendere la parola.

Alla tavola rotonda hanno partecipato i responsabili delle maggiori istituzioni bancarie italiane, ma non i dirigenti Bnl, esclusi a causa di «quella porcata che stanno cercando di fare».

È forse per questa ragione che l’Ad avrebbe chiesto di ricevere il leader del Sindacato maggiormente rappresentativo. Se la circostanza fosse confermata ci sarebbe da chiedersi cosa si sono detti. Ma di questo sarà bene parlare in un prossimo approfondimento.

Le difficolta del lavoro in Capgemini

Nel frattempo la prima cessione dei dipendenti della Direzione Informatica Bnl a Capgemini sta mostrando tutte le negatività annunciate: malessere diffuso tra i lavoratori, difficoltà nello svolgimento del lavoro quotidiano, appesantimento operativo, duplicazioni di passaggi gestionali.

Se si aggiunge che i numerosi ricorsi alla magistratura prodotti dall’operazione richiederanno a Bnl dei robusti accantonamenti, così come tutte le modifiche in corso d’opera sul contratto di servizio determinate dal disastro operativo della Dit, c’è chi già avanza fondati dubbi sulla reale utilità economica dell’operazione. Anche su questo aspetto occorrerà tornate con maggior dovizia di particolari.

Il Comitato Fragili e Caregiver Bnl

Le sei torri del «People Hub» di Accenture in via SciangaiDal 1 giugno è diventata effettiva anche la cessione dei 509 addetti al Back Office. Se è ancora presto per capire come funzioneranno le cose operativamente, si è intanto appreso che, nei mesi precedenti la pubblicizzazione dell’operazione di scorporo, un gran numero di lavoratori disabili e fragili sono stati allocati negli uffici destinati ad essere ceduti.

Al punto che alcuni lavoratori nelle condizioni di farlo hanno preferito dare le dimissioni prima di finire in una delle sei torri del «People Hub» di Accenture in via Sciangai.

Così insieme all’alto numero di ricorsi alla magistratura, tra i lavoratori espulsi dalla banca si è formato un battagliero Comitato Fragili e Caregiver Bnl. I loro rappresentanti sono stati ricevuti in diverse sedi istituzionali e hanno cominciato a fare sentire la loro voce anche sulla stampa.

Una nave senza nocchiero in gran tempesta

La sede romana di ArtigiancassaSulla società Artigiancassa abbiamo già accennato alla carenza di guida consapevole, la costosa e continuamente alimentata pletora di distaccati-rifugiati di Bnl, capaci di rimettere in discussione le decisioni prese il giorno prima per riproporle il giorno successivo. Ma dovremo tornarci con uno specifico articolo.

Ci limitiamo qui a sottolineare come una società ricca di possibilità di sviluppo − c’è da chiedersi, ad esempio, che fine abbia fatto il «credito diretto» un tempo eccellenza di Artigiancassa − invece non decolla ed è stata declassata a «dorato rifugio». Con il corollario del ricorso a prestazioni straordinarie eccessive, in spregio alle più elementari norme contrattuali e di sicurezza, che vanno di pari passo con la mancanza di controlli (presenza in azienda fuori dal normale orario di lavoro senza la dovuta rilevazione, in alcuni casi perfino nei fine settimana).

E i sindacati cosa fanno?

La sede della Bnl in via Altiero SpinelliAll’interno della Bnl sono intanto riprese le trattative sindacali. Per i dipendenti c’è stato un incremento del premio di produzione, mentre la banca ha avuto in contropartita il necessario via libera sindacale per ricevere gli ingenti fondi europei per la formazione.

Sembra non si sia voluto firmare il c.d. accordo sul pendolarismo, ancorché definito tra le parti, prima che l’ultima trance di lavoratori fosse ceduta. L’accordo prevede la rivalutazione delle indennità per i lavoratori chiamati a prestare servizio in comuni diversi dalla propria abitazione.

Se l’accordo fosse stato firmato entro il 31 maggio 2022 gli arretrati sarebbero spettati anche ai lavoratori ceduti il primo giugno ad Accenture.

Il nuovo corso Bnl cerca dunque di risparmiare poche decine di euro sulla pelle dei dipendenti ceduti, ma al tempo stesso sembra intenzionato a mantenere le c.d. indennità di funzione (ad esempio l’indennità di cassa) ai lavoratori che da anni sono distaccati con incarichi sindacali e non sono quindi più nel ciclo produttivo.

Resta aperto anche il problema del progressivo smantellamento della banca che Bnp-Paribas sembra intenzionata a perseguire a vantaggio di aziende transalpine.

Su questi temi, sulla complessiva gestione della banca, sulla perdita d’immagine di Bnl, sulla gestione di Artigiancassa, l’Ugl Credito continua intanto a dare battaglia.

Nei prossimi giorni il sindacato che avevamo definito «ultimo giapponese nella foresta» ha in programma un sit-in di protesta nei pressi dell’Ambasciata Francese a Roma.

Marco Scauro

 

 

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