Casualmente mi sono ritrovato tra le mani il libro autobiografico di Nicoletta Romanoff, Come il tralcio alla vite e ho cominciato a leggerlo. Dell’autrice e protagonista conoscevo solo la discendenza dalla più affascinante dinastia europea e che il padre era un noto avvocato romano.
Le pagine scorrono velocemente. Mi vengono le vertigini, è un racconto vivido, delicato e solenne insieme, sulla figura del fratello prematuramente scomparso
Il fratello maggiore, quello sulle cui spalle ti senti un gigante, quello che ti dà il diritto di guardare la vita negli occhi senza paura, di viverla senza protezioni, che ti dà la sicurezza di un padre e la complicità di un amico. Quando esce di scena, specialmente nella giovinezza, ti lascia nell’incompiuto, in quel non ancora, in cui, se prima c’erano speranze e sogni, adesso non trovi che disorientamento.
E cerchi in tutti i modi di proteggere i tuoi genitori, consapevole che sono il tuo ultimo riparo. Anche perché, per loro, quella perdita coincide con un fallimento di vita, quella vita che però rischia di non aver la forza di andare avanti. Si sopravvive, ma vivere è un’altra cosa.
Poi, quei fili tutti annodati del destino ti consegnano un’altra vita, ed ecco che la vita trabocca di nuovo, specialmente se sei stata abbastanza pazza da accoglierla a 18-20 anni.
Il confronto con i genitori
Che bello il confronto con quelle vite, con gli sbagli che tutti i genitori inevitabilmente fanno.
Non c’è gossip nelle relazioni che si susseguono, non c’è nemmeno risentimento, sono tappe di una vita che scalpita per superare il nodo che le si è parato davanti.
Il sottotitolo di Come il tralcio alla vite recita La sfida di rimanere in cammino con Dio ma in tutto questo la fede può entrare come non entrare. Mi spiego. È ovvio che di fronte ai vertici primi e ultimi dell’esistenza, avvicendati in una maniera vorticosa e spesso sovrapposti o susseguiti con incredibile rapidità, non puoi negare che senti il richiamo di qualcuno da qualche parte che ti parla in linguaggio morse.
Puoi scacciare questo pensiero venerando i grandi totem della sicurezza che nel presente sembrano però sempre più fragili, o fai un tuffo in quell’altrove che chiama più insistentemente. E ti accorgi che oltre quel mondo che sembrava disegnato per te, dietro quella scenografia, bella, ma di cartapesta, si staglia la realtà, una realtà di cui non tutti siamo consapevoli, forse nemmeno la maggioranza.
Capisci che ci sono legami che si annodano da qui a lì, e che si tessono da quaggiù. Difficile dire cosa lascia la lettura di questo libro, forse che si deve vivere in profondità per intuire un senso a ciò che sembra un enigma senza spiegazioni.
Armando Mantuano
Nicoletta Romanoff
Come il tralcio alla vite
Rizzoli, pp.192


