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Multa di 6,4 mln ad Eni Plenitude
per Telemarketing selvaggio

Il Garante della privacy irroga una sezione da 6,4 milioni di euro a Eni Plenitude per Telemarketing selvaggio.

 

Il Garante della privacy ha multato Eni Plenitude per Telemarketing, gettando luce su un sistema quasi totalmente privo di regole, in cui le agenzie del settore energetico possono avere carta libera nell’agire, spesso illecitamente.

Dai controlli a campione effettuati dall'autorità Garante della privacy sull'operato di Eni Plenitude sono risultati illeciti 657 contratti sui 747 presi esameA pochi giorni dalla fine del mercato tutelato dell’elettricità, previsto per il 1° luglio, il Garante della privacy, con provvedimento del 6 giugno, commina una sanzione da 6,4 milioni di euro a Eni Plenitude per il telemarketing selvaggio ai limiti di una truffa dei contratti a seguito di ben 108 segnalazioni e 7 reclami.

Il telemarketing selvaggio

Quello del telemarketing selvaggio è un problema che, ad oggi, non sembra avere una soluzione. Le varie agenzie impegnate in questa pratica hanno di fatto riso dinanzi al Registro delle opposizioni. In assenza di controlli, infatti, permane una sorta di sistema da far west, in cui quasi tutto è consentito.

I numeri dei soggetti danneggiati nella vicenda Eni Plenitude, in un modo o nell’altro, sarebbero ben più alti, ma tanto è bastato per ottenere un intervento. Ci si lamenta della ricezione incessante di telefonate indesiderate, ma ciò non rappresenta l’elemento più grave della vicenda.

Nello specifico i 6,4 milioni di euro di multa sono stati comminati per tre ragioni:

  • chiamate promozionali effettuate senza consenso;
  • chiamate promozionali indirizzate anche a soggetti iscritti al Registro delle opposizioni;
  • assenza di controlli in merito a contratti illeciti.

L’Autorità rilevava, inoltre, che dalla documentazione in atti e dai riscontri forniti dalla Società, emergeva la mancata predisposizione di misure e controlli idonei ad assicurare la tracciabilità delle operazioni effettuate sui sistemi aziendali ed a garantire la legittimità di tutta la filiera del trattamento che, a partire dal contatto telefonico, permette di giungere alla stipula del contratto.

Né risultava essere stato implementato un meccanismo di vigilanza e blocco dei contratti originati da un contatto ab origine illecito.

Risultati illeciti 657 contratti su 747

Il Garante della privacy ha provveduto a effettuare dei controlli in una settimana campione. Ciò che è stato rilevato è a dir poco allarmante. Si parla infatti di ben 657 contratti ritenuti illegittimi, a fronte di 747 stipulati. Prendendo tali numeri e proiettandoli su di un anno, si otterrebbero 32.850 forniture attivate in maniera illecita.

Torniamo dunque al concetto di far west, dal momento che l’Autorità ha rilevato principalmente una generale assenza di controlli e monitoraggio in merito all’operato di agenzie e sub-agenzie. Un sistema nel quale in tanti sanno cosa accade, di fatto, ma si decide di guardare dall’altra parte.

Accrescere la tutela degli utenti

Risulta necessario un vero e proprio sistema studiato per impedire che casi del genere possano aver luogo. L’allontanamento di un singolo soggetto non può minimamente bastare, se quest’ultimo è inserito all’interno di un meccanismo. Allo stesso modo non può bastare un’attività di audit in caso di anomalie registrate.

Esiste il chiaro bisogno di misure concrete, che vadano a impedire sistematicamente l’ingresso di contratti stipulati sulla base di contatti telefonici illeciti all’interno dei sistemi aziendali. Nel caso specifico dei soggetti reclamanti e segnalanti, è stato imposto a Eni Plenitude il divieto assoluto di procedere in futuro a utilizzare i loro dati.

Oltre a questo aspetto e al pagamento della multa, la società dovrà comunicare ai 657 titolari di contratti stipulati illecitamente (una goccia nel mare) gli esiti del procedimento.

Plenitude valuterà l’impugnazione

«Plenitude conferma la correttezza del proprio operato rispetto a quanto richiesto dalla normativa di riferimento, sia sotto il profilo della tutela dei dati personali sia della gestione dei propri partner. La società approfondirà il provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali riservandosi di valutarne l’impugnazione», ha affermato un portavoce della società, spiegando che l’azienda «assicura che continuerà a contrastare, anche con azioni giudiziarie, condotte e pratiche illecite a tutela dei consumatori e del corretto funzionamento del mercato».

Maria Facendola

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